Un fermo immagine tratto da un video relativo all'inchiesta coordinata dalla Dda di Milano
Un fermo immagine tratto da un video relativo all'inchiesta coordinata dalla Dda di Milano

Milano, 13 maggio 2019 - Via dei Calchi Taeggi. Via Botticelli. Via delle Forze Armate. Via Bezzi. CityLife. Sono tutti indirizzi che compaiono negli atti dell’inchiesta sulla presunta cricca delle tangenti e che, secondo gli approfondimenti investigativi dei carabinieri di Monza, interessano al consigliere comunale dimissionario di Forza Italia Pietro Tatarella e al titolare della ditta Ecol Service srl Daniele D’Alfonso, entrambi arrestati martedì scorso. Lo schema, stando a quanto riportato nell’informativa dei militari depositata nel febbraio scorso, era sempre lo stesso: il politico azzurro, «stipendiato» con 5mila euro al mese (attraverso consulenze, fasulle per l’accusa e autentiche per la difesa) dall’imprenditore vicino al clan Molluso, sfruttava le sue conoscenze (politiche e non) per procacciare lavori a D’Alfonso: «Tutto quello che viene fuori di lì è misurabile – diceva intercettato alla moglie –. Vuol dire che è frutto del mio lavoro! Quindi a un certo punto gli dirò o cioè che percentualmente quello che vale nel fatturato, quel tipo di lavori me lo deve dare in quote di azienda».

Prendiamo ad esempio il caso della bonifica dell’ex cava di Geregnano a Bisceglie, un intervento legato al riassetto urbanistico di un’area abbandonata di 300mila metri quadrati e che prevede la realizzazione di residenze, uffici, una piazza commerciale e un parco da 200mila metri quadrati. Sbancamento dei terreni e messa in sicurezza vengono affidati da Borio Mangiarotti all’associazione temporanea di imprese composta da Arkadis Italia srl e Ambienthesis, quest’ultima legata ad Andrea Grossi, figlio del Giuseppe soprannominato «re delle bonifiche» e sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiana alla pg dal gip Raffaella Mascarino. Sin da subito, l’obiettivo di Tatarella e D’Alfonso è quello di prendere il cantiere in subappalto attraverso la Ambienthesis: «Noi dobbiamo fare squadra così... dobbiamo fare», dice Grossi a D’Alfonso nel corso di un dialogo intercettato il 30 gennaio 2018. «Arkadis... chiunque si porta... il fondo glielo deve bocciare!», ribatte il titolare della Ecol service.

In chiave anti-concorrenza, il suo braccio destro Matteo Di Pierro contatterà pure il responsabile di una cava utilizzata per conferire materiale di risulta «affinché non aderisca a nessuna richiesta proveniente dalla Arkadis»: «Se gli ha chiesto qualche offerta Arkadis ricordati... di chiamarti... di bloccare... perché Andrea sta firmando e ci stiamo dentro anche noi! Son 12 milioni di bonifica!». Il regista dell’operazione, per sua stessa ammissione, è Tatarella: «Quando vediamo Andrea (Grossi, ndr), glielo dico... gli dico, guarda che lì... adesso... siete al tavolo eh... ma perché ti ci ho messo io al tavolo, sennò col c. stavate al tavolo». La trattativa va a buon fine: «Sta aspettando le offerte... è una formalità... quel lavoro lì è tuo! Punto e basta! Senza vedere le offerte degli altri». Così è: il 9 aprile 2018, annotano i carabinieri, D’Alfonso «comunica al padre di aver concluso l’affare, preciseranno che parteciperanno in 3 con un’Ati per circa 12 milioni complessivi, che in due anni dovrebbero significare circa 2 milioni per i loro apporti».

Il 10 agosto, l’imprenditore informa pure Giuseppe Molluso, figlio del condannato per mafia Giosofatto e titolare di una ditta specializzata in movimento terra: «Volevo avvisarla che è appena arrivato contratto firmato, buone vacanze». Perché glielo fa sapere? Perché nel cantiere di Calchi Taeggi verranno utilizzati proprio i mezzi dei Molluso. E non sono lì, nelle intenzioni di D’Alfonso: «Poi vai via da là e dobbiamo fare Forze Armate e gli altri cantieri». Per Forze Armate, spiegano i carabinieri nell’informativa, si intende il progetto legato all’eventuale realizzazione di un punto vendita di una notissima catena di supermercati nei pressi del Parco delle Cave. Un progetto al quale si interessa, ancora una volta, Tatarella, che, a partire dall’11 giugno 2018, avvia un’attività frenetica per avvantaggiare la Ecol Service: telefonate e incontri sono quotidiani, anche con esponenti del suo partito e con dirigenti del Comune; tuttavia, il sopralluogo effettuato dai militari il 5 gennaio 2019 ha evidenziato che l’area in questione «era libera da transenne e non era segnalato nessun cantiere per lavori in essere o futuri». Niente di fatto, insomma, nonostante Tatarella si sia attivato «con l’intento di “velocizzare” le pratiche amministrative relative all’approvazione del progetto di via Forze Armate o per superare agevolmente eventuali impedimenti». Così come si sarebbero conclusi senza esito i tentativi di inserirsi nel progetto legato alla realizzazione di un quartiere residenziale in via Botticelli, quello che dovrebbe sorgere «al posto dell’ex Istituto ortopedico Rizzoli e del contiguo edificio di via Mangiagalli 18».

E ancora, negli atti dell’inchiesta della Dda si trovano pure accenni a una gara «per il servizio di traslochi in alloggi e unità diverse di proprietà di Aler Milano» alla quale la Ecol Service si iscrive in extremis, salvo poi essere estromessa per una serie di vizi procedurali. Senza dimenticare l’ambizione di Tatarella, decisamente velleitaria, di conquistare un fantomatico appalto da 2,5 milioni di euro per conto di CityLife, grazie ai buoni uffici di Rodolfo Citterio, suo vecchio amico. L’iniziale entusiasmo per la «scoperta Rudy» si scontra presto con la realtà dei fatti: «Rudy – riassumono gli investigatori il 17 luglio 2018 – è ancora in macchina, e che ha detto che gli dispiace, e che non sa cosa gli è preso a quello di CityLife...».