Una paziente sottoposta a tampone
Una paziente sottoposta a tampone

Milano, 29 settembre 2020 - Sono stati quasi 180mila – precisamente 179.577 – i tamponi effettuati a residenti nel territorio dell’Ats di Milano nel mese compreso tra il 26 agosto e il 25 settembre.

Mese caldo per i laboratori, passati dall’infornata di controlli post-vacanze in Paesi a rischio a quella generata dalla riapertura delle scuole senza (quasi) soluzione di continuità. In media l’80% di questi tamponi sono stati refertati tra il giorno stesso e quello successivo al prelievo; una percentuale che è migliorata nel corso del mese, fino ad avvicinarsi al 90%. Il tempo medio tra il test e la restituzione dell’esito da parte del laboratorio è di 0,8 giorni; la moda, cioè il tempo di restituzione più frequente, è di un giorno in base alle statistiche elaborate dall’Ats Metropolitana, che ha avviato un monitoraggio stretto sui tempi di processazione dei tamponi. Tempi che non sempre coincidono con quelli che un cittadino attende prima di conoscere l’esito di un test negativo; ma prima vediamo i dati, che Il Giorno ha chiesto e ottenuto dall’Ats.

Il 26 agosto, un mercoledì, sono stati fatti a residenti nell’Ats di Milano in tutto 7.643 tamponi, tra pubblici e privati, per qualunque motivazione (rientro da Paesi a rischio, pre-ricovero, sintomi simil-Covid, fine quarantena e così via). Di questi 2.310 sono stati refertati dai laboratori il giorno stesso: il 30,2%. L’indomani, il 27, ne sono stati refertati altri 4.052 (il 53%); 928 il 28 agosto, 178 il 29, mentre 63 milanesi hanno aspettato quattro giorni, fino al 30 agosto, altri 66 fino al 31, in 35 fino al primo settembre; in quattro hanno atteso una settimana, altri due fino al tre settembre, due fino a lunedì 7 e altri due hanno avuto il referto dopo due settimane, il 9; l’ultimo il 10. "Ci sono ancora situazioni da riportare sotto controllo, perché non devono capitare - osservano dall’Ats Metropolitana –, ma si tratta di casi": dei milanesi “tamponati” il 26 agosto l’83,2% ha avuto l’esito nel giro di ventiquattr’ore e il 95,4% entro le quarantott’ore. I numeri certificano anche che l’impatto dei vacanzieri di ritorno è stato più forte di quello dell’apertura delle scuole, che solo due volte (il primo giorno, il 14, e il lunedì successivo, il 21, con l’apertura di tutti i corridoi per i tamponi “scolastici” da refertare in giornata) ha fatto superare i settemila tamponi “milanesi“ al giorno. Mentre ad esempio il 2 settembre sono stati testati per il coronavirus 8.157 residenti nell’Ats, il giorno prima 7.917 e quello prima ancora, lunedì 31 agosto, 8.679. Di questi ultimi uno su tre (2.928) ha avuto l’esito in giornata, l’82,6% comunque entro l’indomani e il 91,9% nell’arco delle 48 ore, mentre in 73 hanno aspettato fino a sabato 5 e l’ultimo per dieci giorni.

Nel corso delle settimane, sottolineano dall’Ats, i tempi sono migliorati. L’attesa dei 6.274 milanesi tamponati mercoledì 9 settembre, a metà del mese monitorato, è stata inferiore alle 24 ore per il 45,6% e sotto le 48 ore per il 91,7%; il 99,8% è stato refertato nel giro di tre giorni e solo uno ne ha attesi sei, fino al 15 settembre. Il mercoledì successivo, 16 settembre e terzo giorno di scuola, sono stati tamponati 5.956 residenti dell’Ats e il 92,8% aveva l’esito il 17, il 97,8% nelle 48 ore e il 99,6% nelle 72; l’ultimo è arrivato martedì 22. Il giorno prima, lunedì 21, c’era stato un picco di 7.710 tamponi: il 42% ha avuto l’esito in giornata, il 92% entro l’indomani, 7.685 nelle 48 ore mentre l’ultimo dei “ritardatari” l’ha ricevuto sabato 26. Nell’ultima settimana la percentuale di refertati nel giro di ventiquattr’ore oscilla tra il 94 e il cento per cento.
Eppure ci sono ancora milanesi che protestano di aver atteso l’esito del tampone per una settimana o più. Questo, spiegano dall’Ats, può avvenire perché "non è detto che il referto" caricato dal laboratorio nel sistema di sorveglianza e sul fascicolo sanitario elettronico "venga immediatamente a conoscenza dell’interessato". Soprattutto se il tampone è negativo, dato che i laboratori hanno mandato di contattare direttamente i positivi per dir loro di mettersi in isolamento, mentre per gli altri c’è la comunicazione standard dell’Ats, via e-mail l’indomani al medico curante: "Un negativo, per conoscere l’esito del test, può andare a ritirarlo in ospedale, contattare il medico di base o consultare direttamente il fascicolo sanitario elettronico".

Il fascicolo elettronico, che ricostruisce la storia clinica di ogni assistito, in Lombardia fu concepito in anticipo sulla normativa nazionale e da tre anni è attivo nella forma attuale, ma solo 5 milioni 803 mila lombardi, poco più di metà, hanno autorizzato il proprio medico curante ad accedervi e solo 1,6 milioni (uno su 6) hanno attivato l’accesso diretto, spiegano dalla Regione che sta studiando una nuova campagna per incrementarlo. Dato che, oltre a scaricare documenti sanitari e ricette, chi ha accesso diretto al suo fascicolo può vedere l’esito del tampone in tempo reale, appena lo carica il laboratorio. Per attivarlo ci sono diversi modi (consultabili sul sito https://www.fascicolosanitario.regione.lombardia.it/ ) che prevedono il possesso di identità digitale, Pin, hardware o software specifici, ma si può fare anche con credenziali rilasciate dalla Regione; alcuni ospedali stanno aprendo sportelli dedicati a questa procedura, proprio accanto ai punti-tampone.