Daniele Buresta, Michela Caresani e Alberto Mastrogiuseppe: i tre sub dispersi nel Borneo
Daniele Buresta, Michela Caresani e Alberto Mastrogiuseppe: i tre sub dispersi nel Borneo

Milano, 18 agosto 2017 - Per la legge italiana restano ufficialmente dispersi. Inghiottiti dalle onde a Ferragosto del 2015, Daniele Buresta, 36 anni, Alberto Mastrogiuseppe, coetaneo, e la sua fidanzata Michela Caresani, di 33, milanesi, non sono mai più tornati a terra dopo un’immersione che avrebbe dovuto coronare la loro vacanza in Borneo, nell’est dell’Indonesia. Sparita con loro anche una ragazza belga di 29 anni, Vana Chris Vanpuyvelde. I quattro ragazzi, sub esperti, sono stati cercati per settimane da unità navali ed elicotteri, in mare aperto e su centinaia di isolotti. Invano. Corpi mai ritrovati (neppure una pinna, né un boccaglio), nessuna tomba su cui piangere. E il cuore dei familiari non ha mai smesso di bruciare. Claudia Mastrogiuseppe, sorella di Alberto, ha condiviso un post su Facebook in occasione dell’anniversario della scomparsa. Tra cuoricini scrive «Miss you fratellino», mi manchi.

Mastrogiuseppe, ci sono aggiornamenti dall’Indonesia?

«No. Non abbiamo più saputo nulla dalle autorità locali. Rimane tutto in sospeso ed è una cosa molto dura da accettare. Ancora adesso non sappiamo come sono andate le cose, non sono mai stati chiariti i nostri dubbi, sia su orari che non combaciano e sia sul fatto che non sia emersa alcuna traccia dei ragazzi. E la loro guida, sana e salva, è tornata a lavorare».

Avete organizzato un momento per commemorare i ragazzi?

«Non c’è momento in cui non pensiamo a loro. Ognuno di noi prega, li ricordiamo ma in maniera intima, personale. Certo è che questa storia mi ha fatto sviluppare una sensibilità diversa».

Cioè?

«Ogni volta che capita una tragedia simile, il cuore sussulta. Non mi pare concepibile che in vacanza, in un momento di allegria, possano capitare disgrazie così spropositate rispetto alle azioni che si compiono. Solo quattro giorni fa a Ischia un istruttore subacuqueo e una ragazzina di 13 anni sono morti, intrappolati in una grotta. Probabilmente, quando si è in vacanza, si tende a prendere le cose più alla leggera. Ma invece bisogna fare qualcosa solo se si è sicuri che non vi siano pericoli. Mio fratello Alberto evidentemente non aveva percepito un pericolo nonostante fosse un sub esperto. Si è affidato a una guida che lavorava senza brevetto... Io credo pensasse di fare una cosa semplice. E qui apro un altro capitolo: perché nessuno, ancora adesso, dice che quello è un posto pericoloso?”.

Chi dovrebbe dirlo?

«Anche semplicemente le guide di viaggio. Ne ho sfogliata una in cui c’è scritto che l’Indonesia è un paradiso per le immersioni. Sì, ma non si menzionano gli eventuali pericoli. Mentre ad esempio per la Costa Rica si è persino esagerati, si consiglia di indossare pantaloni lunghi anti sanguisughe. Mi sono informata: prima di Alberto e degli altri ragazzi, quell’anno erano morte 15 persone, per di più del posto, durante immersioni o battute di pesca».

Cosa consiglia?

«Se si vuol fare un’immersione, affidarsi solo a chi ha un Padi, brevetto subacqueo. Importante cercare di organizzare tutto prima di partire, perché si tende a prendere le cose più alla leggera in vacanza. E poi, se si va in posti come l’Indonesia, meglio affidarsi agli europei, che ci sono, semplicemente perché ho notato che sono più rigidi nei controlli. Io vorrei solo che nessuno si trovasse più in una situazione del genere: sembra tutto bello, con turisti e pescatori a pochi metri. Ma anche solo una corrente non calcolata può essere fatale».