MILANO Va a processo Haitham Mahmoud Abdelshafi Ahmed Masoud, egiziano di 31 anni finito in carcere a fine agosto con l’accusa di aver violentato vicino alla fermata della metrò di Cascina Gobba, una ragazza di 25 anni che si stava recando a lavorare all’ospedale San Raffaele, dopo averla trascinata in uno scavo utilizzato...

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Va a processo Haitham Mahmoud Abdelshafi Ahmed Masoud, egiziano di 31 anni finito in carcere a fine agosto con l’accusa di aver violentato vicino alla fermata della metrò di Cascina Gobba, una ragazza di 25 anni che si stava recando a lavorare all’ospedale San Raffaele, dopo averla trascinata in uno scavo utilizzato come incrocio per le tubature nell’area di un cantiere.

Lo ha deciso il gip Tiziana Gueli che ha accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal pm Rosaria Stagnaro. L’arrestato avrà la possibilità di chiedere il rito abbreviato, a porte chiuse e con lo sconto di un terzo sulla pena.

Nell’ordinanza con cui aveva disposto il carcere il giudice aveva messo in luce che il "quadro probatorio" nei confronti dell’uomo, sbarcato a Lampedusa lo scorso maggio e senza permesso di soggiorno, era molto "solido".

Tra gli elementi principali la "granitica" prova del Dna e anche il riconoscimento da parte della vittima. I due elementi non lasciavano dubbi, quindi, sulla colpevolezza dell’uomo.

L’egiziano, difeso dal legale d’ufficio Eleonora Bergamini, nel corso dell’interrogatorio di convalida si era avvalso della facoltà di non rispondere. Gli investigatori della Squadra mobile, diretti da Marco Calì, erano arrivati ad individuare l’uomo dopo un lungo lavoro di verifica sulle immagini e sulle celle telefoniche. Era stato fermato in un appartamento in via Tartini, zona Dergano dove viveva con una decina di connazionali.

L’uomo non aveva nemmeno provato a negare. La giovane, impiegata all’interno dell’ospedale, era riuscita a fuggire dopo la violenza e si era diretta in ospedale, lì l’avevano soccorsa le colleghe.