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8 mag 2022

Studenti di Filosofia diventano prof per un giorno

Il laboratorio della Statale al classico Carducci, al Volta e al Setti Carraro . Insegneranno ai “colleghi“ più giovani le prime due Meditazioni di Cartesio

simona ballatore
Cronaca
Gli studenti nel Museo della Filosofia dell’Università degli Studi di Milano
Gli studenti nel Museo della Filosofia dell’Università degli Studi di Milano
Gli studenti nel Museo della Filosofia dell’Università degli Studi di Milano

di Simona Ballatore

Gli studenti di Filosofia della Statale di Milano salgono in cattedra per gli studenti del liceo classico Carducci, dello scientifico Volta e dell’Educandato Setti Carraro. L’idea nasce da una premessa: anche nelle facoltà umanistiche i laboratori devono avere natura professionalizzante. "Si è pensato per questo di proporre agli studenti della laurea magistrale in Scienze filosofiche un laboratorio che insegni a insegnare un testo filosofico", sottolinea il professore Paolo Spinicci, mente dell’iniziativa che vedrà alla prova una ventina di studenti guidati da un docente e divisi in cinque gruppi. Si partirà da un grande classico: le prime due Meditazioni di Cartesio. Universitari e liceali si sono preparati su cinque temi con i loro docenti. Il 20 maggio si troveranno insieme nelle aule dell’Università degli Studi di Milano. "Ai primi spetterà il compito di vestire i panni dei docenti, ai secondi di aiutare i loro compagni più anziani a condurre in porto lezioni che li vedranno comunque protagonisti. Alle lezioni parteciperanno – in silenzio – anche i docenti liceali e universitari che hanno preso parte alla realizzazione del progetto", spiega il professore, ricordando che "anche se molti degli studenti di filosofia non lavoreranno nella scuola è tuttavia importante che si interroghino concretamente sulle forme e sui modi dell’insegnamento della loro disciplina, lavorando insieme per raggiungere lo scopo".

Senza scordare che "per comprendere un testo non c’è modo migliore che cercare di insegnarlo, costringendosi a sciogliere le difficoltà". Ma ci sono due motivi in più, ricorda Spinicci: "Negli ultimi decenni, la distanza di età tra studenti e docenti è cresciuta significativamente e anche per questo ci è sembrato sensato costringere studenti liceali e universitari a vestire i panni degli allievi e dei docenti, per costringerli a vedere questi ruoli al di là del discrimine dell’età". E c’è un obiettivo che sta particolarmente a cuore: "Insegnare un testo filosofico significa fare il possibile per rendere vive e persuasive le preoccupazioni e le domande che lo animano – ribadisce Paolo Spinicci –. Per farlo, i nostri studenti e le nostre studentesse non potevano competere per competenze e per preparazione professionale con i docenti liceali, ma potevano invece fare affidamento sul loro entusiasmo e su una creatività libera da preoccupazioni legate al programma o anche solo alla prospettiva curricolare della materia". E quindi utilizzeranno nelle loro lezioni anche giochi veri e propri, opere artistiche, filmati, esempi, test della personalità "per riuscire a convincere i colleghi più giovani che la filosofia è un’attività che appartiene a tutti e che non ha alcun bisogno di proteggersi in vesti auliche e paludate perché resta seria e profonda anche quando accetta di farsi strada in forma libera e immediata".

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