ATTESA Visitatori in coda fuori da Palazzo Italia (Newpress)
ATTESA Visitatori in coda fuori da Palazzo Italia (Newpress)

Milano, 1 ottobre 2015 - Il primo versamento degli stipendi arretrati di giugno ai dipendenti di Palazzo Italia sarebbe dovuto arrivare domani, entro martedì prossimo la seconda tranche. In tutto, 300mila euro destinati a una novantina di lavoratori, tra hostess, steward e responsabili del padiglione nazionale a Expo, a carico delle imprese che avevano vinto l’appalto e che, al momento di saldare i conti, si erano tirate indietro: il raggruppamento guidato da J events & communication srl (Jec) e The Key, che le era subentrata. Ieri, tuttavia, l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha bloccato l’operazione. La task force del magistrato Raffaele Cantone vuole vederci chiaro nella transazione tra la società organizzatrice, Expo spa, e le imprese, per saldare i conti. Si tratta del canonico «do ut des». Il 18 settembre Jec e associati (Euphon communication spa, Martini6 spa, Twister communication group spa) e The Key si erano impegnate a pagare i 300mila euro di salari arretrati di giugno, dopo aver entrambe abbandonato l’appalto per la gestione degli eventi a Padiglione Italia, in due tranche (il 2 e 6 ottobre). A quel punto Expo spa, che aveva anche dato la sua disponibilità a farsi carico degli stipendi, aveva stabilito di sbloccare 550mila euro di fatture da versare alle società.

Per Cantone, però, il quadro non è chiaro. Di conseguenza martedì, alla riunione con il commissario unico Giuseppe Sala, il numero uno dell’Anticorruzione ha manifestato le sue perplessità e frenato la transazione. «Il controllo attualmente in corso riguarda le legittimità degli avvicendamenti intervenuti in seno al raggruppamento di imprese quale esecutore della commessa e, quindi, soltanto di riflesso il tema dei mancati pagamenti dei lavoratori», comunica l’autorità in una nota. L’inghippo, insomma, sta a monte e riguarda le modalità con cui è stata assegnata la gestione degli eventi di Padiglione Italia a Jec srl e The Key. Secondo i tecnici dell’Anac, non tutti i passaggi sono stati regolari. In meno di un mese si sono succedute tre aziende. Prima Manpower, che ottiene l’incarico il 28 aprile (a tre giorni dall’inauguazione di Expo), poi a giugno il raggruppamento guidato da Jec srl, vincitore del bando chiuso a dicembre 2014, che in breve tempo cede un ramo d’azienda e passa la palla a The Key. È questo lo snodo finito nel mirino dell’Anac, che dopo un confronto con Expo «è in attesa di conoscere elementi di dettaglio riguardo alla regolarità della posizione di distacco dei lavoratori nonché alla fatturazione delle retribuzioni arretrate». Di conseguenza, bocce ferme e pagamenti bloccati.

Per Cgil Milano, tuttavia, il rischio è che in questo balletto di aziende, i lavoratori restino con il cerino in mano. «Quello che ci appare bizzarro – scrivono in una nota i vertici della Camera del lavoro – è che a poco più di 48 ore dalla data di corresponsione della prima parte dei salari arretrati, Expo 2015 spa non abbia ancora contattato formalmente i sindacati per informarli se le conciliazioni concordate con l’accordo del 18 settembre siano o meno bloccate e con quale motivazione. Ci si deve rivolgere all’Onu e a Ban Ki-moon». L’Anac assicura di voler «individuare la soluzione più cautelativa per i lavoratori». L’obiettivo della Cgil è scindere i due dossier: mentre l’Anticorruzione verifica gli aspetti legali, le aziende o la stessa Expo spa procedono a liquidare gli stipendi arretrati. La partita è aperta.

luca.zorloni@ilgiorno.net

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