Stalking
Stalking

Milano, 2 dicembre 2018 - Non esiste norma che obblighi qualcuno ad avvisare la vittima degli atti persecutori quando l’aguzzino esce dal carcere. Per questo la donna ha vissuto di nuovo momenti di terrore: dopo una telefonata allusiva e minacciosa lui era tornato davanti alla sua abitazione. 

Non aveva perso tempo. Appena uscito dal carcere di Cremona era salito sul treno, si era fatto prestare un cellulare e l’aveva chiamata. Una di quelle telefonate ambigue che cominciano con parole d’amore e finiscono con le minacce. Lei era rimasta di sasso perché nessuno l’aveva avvertita che il suo ex era tornato in libertà. E così se l’era ritrovato sotto casa nel giro di poche ore. Nel panico aveva chiamato il 113 e lui era tornato in manette prima di sera. Ora il tribunale ha condannato l’uomo ad altri tre anni e mezzo di reclusione, stavolta per stalking. Andrea Federico F. aveva appena finito (in anticipo) di scontare due anni e mezzo in cella per maltrattamenti nei confronti della sua compagna. Evidentemente non gli era bastato se già aveva ricominciato a tormentarla appena lasciato alle spalle il portone del carcere.

Nemmeno il tempo di rimettere piede a Milano e già l’aveva chiamata con il telefonino preso in prestito sul treno. Del resto, mentre ancora era dentro aveva ricominciato a farsi vivo con la donna spedendole alcune lettere piuttosto ambigue, dove le scuse per quello che era successo tra loro erano abbinate a minacce nemmeno troppo velate per l’eventualità in cui lei non avesse voluto saperne di riprenderlo in casa. E infatti era proprio quella l’intenzione della sua ex, che dopo i trascorsi violenti di una relazione che si era rivelata ben presto malata, nel periodo trascorso in cella dal compagno era riuscita a rimettere ordine nella sua vita, compreso un lavoro regolare.

Tutto rischiava di finire di nuovo in fumo per colpa dell’uomo a cui certo aveva voluto bene ma che da un deteminato momento, anche per colpa dell’alcol, aveva cominciato a renderle la vita impossibile. Nemmeno per un istante, aveva ripetuto a se stessa più volte pensando a lui, avrebbe voluto più tollerare umiliazioni e minacce. Così aveva calcolato con attenzione i tempi di detenzione del suo ex, ma quell’uscita anticipata l’aveva mandata in crisi. Il problema è che nessuna norma dispone che la parte lesa di un processo per violenza, maltrattamenti o stalking venga informata nel momento in cui l’ex compagno o marito torna in libertà per aver scontato la pena. Succede solo se l’avvocato della vittima ha fatto una precisa istanza in questo senso al tribunale di sorveglianza. Fortunatamente, stavolta, dopo che lei se l’era ritrovato sotto casa e aveva lanciato l’allarme, la polizia era intervenuta in modo tempestivo e così Federico si era ritrovato in manette ed era stato riaccompagnato velocemente in cella.

Nei giorni scorsi la nona sezione del tribunale, giudice Elisabetta Canevini, ha condannato F. a tre anni e mezzo di reclusione con l’aggravante della recidiva, stabilendo anche che stavolta, scontata la pena, l’uomo debba restare per due anni in libertà vigilata fissando un domicilio, rientrando in casa non dopo mezzanotte e uscendone non prima delle sette. Il giudice, inoltre, ha spedito gli atti alla Procura affinché valuti l’opportunità di richiedere nei confronti dell’uomo una misura di prevenzione in modo da tenerlo anche in futuro il più lontano possibile dalla sua ex.