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19 apr 2022

Accoltellamento di Rogoredo, "spedizione per uccidere". I fermati restano in cella

Convalidato l’arresto dei tre egiziani accusati di tentato omicidio per l’aggressione a due connazionali in pieno giorno

mario consani
Cronaca
Sangue sul selciato e rilievi della Scientifica per quella che è stata una vera e propria spedizione punitiva, al centro soldi per un lavoro edile
Rilievi della Scientifica a Rogoredo

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Milano - "Una spedizione punitiva programmata per uccidere". È così che il gip Ileana Ramundo - convalidando i loro fermi e ordinando che restino in carcere per tentato omicidio - ha descritto l’aggressione della settimata scorsa in un cantiere a Rogoredo ad opera dei tre egiziani (due fratelli e un cugino) ora in carcere ai danni di due connazionali presi a coltellate e a calci e ancora in ospedale in pericolo di vita.

"Programmata" perché si presentarono tutti e tre armati dalle loro vittime in pieno giorno cogliendole di sorpresa; "per uccidere" perché uno dei due cugini aggrediti è stato accoltellato al cuore e l’altro a un braccio ma poi preso violentemente a calci con calzature antinfortunistiche rinforzate da protezioni di metallo, tanto che il poveretto ha subito non solo la frtattura di costole ma anche lesioni al fegato. Insomma, una mattanza evitata per poco. Una violenza brutale, quella andata in scena giovedì mattina nel cantiere di un ristorante di imminente apertura in via Russolo, a Rogoredo-Santa Giulia, scatenata da un debito di lavoro non pagato di alcune migliaia di euro. Tutti i protagonisti si conoscono, perché operai ed ex colleghi che hanno lavorato fianco a fianco in un altro cantiere della zona fino a qualche giorno prima. Mercoledì scorso, ha raccontato uno dei due feriti, lui e il cugino durante la pausa pranzo consumata in un giardino vicino al cantiere avevano incrociato il loro precedente datore di lavoro e a lui avevano fatto presente di attendere ancora una parte dei salari.

La reazione di quello non si era fatta attendere. La mattina dopo si era presentato insieme a due complici per regolare a suo modo i conti. Uno dei due aggrediti ha messo a verbale di aver riconosciuto tutti e tre gli uomini armati. E due testimoni oculari, italiani che lavoravano nei pressi, hanno confermato di aver visto arrivare i tre scesi da due auto e diretti con i coltelli in mano contro le vittime. E la possibile conferma indiretta che siano stati proprio i tre fermati - due fratelli e un cugino - ad agire, è venuta anche dalla ditta per cui lavorano, che ha segnalato la loro contemporanea assenza la mattina dell’agguato.

Negli interrogatori di convalida, mentre uno dei fermati (il cugino) ha sostenuto di essere estraneo ai fatti, i due fratelli hanno invece ammesso di aver avuto una colluttazione con le vittime ma di essere stati provocati. Versione che, viste le testimonianze raccolte dagli inquirenti e il video girato da una passante, è stata ritenuta dal giudice del tutto inverosimile.

 

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