Il tribunale di Milano, a sinistra Claudio Giardiello. A destra il giudice Fernando Ciampi
Il tribunale di Milano, a sinistra Claudio Giardiello. A destra il giudice Fernando Ciampi

Milano, 9 aprile 2015 - Attimi drammatici hanno sconvolto la quotidianità della mattina in Tribunale a Milano. Un uomo, imputato per bancarotta,  ha sparato in un'aula al terzo piano, durante il suo processo, poi è sceso al secondo piano e ha sparato ad un giudice nella sua stanza. Paura nei corridoi, dove numerose persone hanno udito quattro o cinque colpi d'arma da fuoco. Quattro le persone morte e un ferito. L'attentatore, dopo una breve fuga all'interno del Palazzo, è riuscito a fuggire all'esterno: è stato bloccato dai carabinieri a Vimercate, in sella a una motocicletta. Dopo essere stato portato in caserma per essere sentito, un'ambulanza l'ha trasportato in ospedale per un malore.

L'arrivo dei soccorsi del 118 per la sparatoria in Tribunale a MilanoGLI SPARI IN TRIBUNALE - A sparare sarebbe stato Claudio Giardiello, imputato per bancarotta fraudolenta nel processo per il fallimento della società Magenta Immobiliare. Secondo quanto raccontano gli avvocati presenti in aula, l'uomo avrebbe esploso i colpi dopo che il suo difensore ha rinunciato al mandato. Si sarebbe rivolto prima contro un testimone e poi contro altri due uomini seduti nelle panche riservate al pubblico, rimaste ferite. L'uomo, vestito in giacca e cravatta, si è subito dato alla fuga. Raggiunta la stanza del giudice fallimentare Fernando Ciampi, avrebbe sparato anche contro di lui, che era stato citato come testimone al processo ma non ne era il titolare.  Imponente lo spiegamento delle forze dell'ordine presenti e anche i soccorsi intervenuti per prelevare i feriti. Sul posto, insieme agli agenti è immediatemente arrivato anche il capo della squadra mobile di Milano, Alessandro Giuliano. Inizialmente sono state fatte uscire solo le donne, in modo da identificare l'attentatore. Poi, piano piano l'intero palazzo è stato evacuato, anche perché lo sparatore, dopo una quarantina di minuti, è riuscito a fuggire all'esterno. L'uomo è stato fermato dai carabinieri a Vimercate (27 chilometri da Milano), mentre era in sella alla sua moto.  riferire del suo arresto è stato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, oggi a Milano per partecipare ad una riunione del Comitato per la Sicurezza. La riunione del Comitato è stata immediatamente sospesa.

L'ASSASSINO - Claudio Giardiello, 57 anni, immobiliarista, originario di Benevento, è imputato per bancarotta fraudolenta nel processo sul crac del gruppo Eutelia-Agile. L'uomo, dopo essere stato bloccato dai carabinieri in un grande parcheggio di un centro commerciale a Vimercate (una ventina di chilometri da Milano), è stato portato in caserma per essere sentito dagli investigatori che stanno ricostruendo la dinamica dell'accaduto. Verso le 14, è stato portato in ospedale, probabilmente al San Gerardo di Monza, con un'ambulanza scortata da due pattuglie dei carabinieri. Giardiello, residente a Brugherio, viveva da qualche tempo a Garbagnate Milanese.  Una persona inquietante, paranoica e aggressiva. Valerio Maraniello, ex legale di Claudio Giardiello, l'omicida che ha sparato all'interno del Tribunale di Milano, descrive così il suo ex assistito"L'avevamo seguito due o tre anni fa per un problema di gestione della sua società immobiliare, per una transazione che doveva fare con i soci - ha spiegato Maraniello che si trovava fuori dal Tribunale poco dopo la sparatoria - Io ho mollato l'incarico perché era una persona particolare, ingestibile, non seguiva le direttive, aveva un atteggiamento un po' paranoide, era una persona inquietante". Maraniello ha spiegato che Giardiello era una persona "molto gentile in un primo tempo, ma poi molto aggressivo nei modi quando si approfondivano alcuni aspetti nel rapporto professionale". Inoltre, ha aggiunto "aveva sempre la convinzione che tutti lo volessero fregare". Maraniello ricorda anche Lorenzo Alberto Claris Appiani, l'avvocato ucciso dall'omicida, "era un collega molto bravo e giovane - ha detto - la notizia mi ha scioccato". 

Sparatoria in tribunale a MilanoLE VITTIME - Una delle persone che ha perso la vita è il giudice fallimentare Fernando Ciampi e sarebbe stato ucciso nella sua stanza. Era stato citato come testimone al processo e non ne era il titolare. La sezione fallimentare del tribunale di Milano è la più importante d'Italia. Ciampi era da sei anni alla seconda sezione civile, incaricata dei fallimenti. In precedenza era stato presidente della ottava sezione civile. Poco dopo il suo arrivo alla fallimentare, nel 2009, era stato anche presidente pro tempore, per tre mesi, poiche' la giudice designata era sotto inchiesta a Brescia. Fama di intransigente, autore di numerosi testi sul diritto societario e i fallimenti, la sua azione negli ultimi anni si concentrava soprattutto nel campo dei brevetti, dei marchi, della concorrenza sleale e del diritto d'autore. Un'altra vittima è l'avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, ex legale di Giardiello che questa mattina si trovava in aula per testimoniare. Un terzo uomo è stato trovato senza vita, probabilmente a causa di un infarto.  Le due persone ferite sono testimoni del processo Eutelia. Ma uno, Giorgio Erba, non ce l'ha fatta ed è morto in sala operatoria al Niguarda. Il nipote, Davide Limongelli, invece, si trova ricoverato al Policlinico.

TRIBUNALE RIAPERTO - Il Palazzo di giustizia di Milano è stato riaperto al pubblico e agli addetti ai lavori verso le 13.30, dopo che l'accesso era stato impedito in seguito alla sparatoria di questa mattina. Resta invece off limits l'area del terzo piano dove si trova l'aula nella quale Claudio Giardiello ha esploso i colpi di arma da fuoco.  Fuori dal Palazzo di Giustizia di Milano la situazione sta tornando alla normalità dopo i concitati momenti seguiti agli spari e alla successiva caccia all'omicida. La gran parte delle persone uscite dal Tribunale si sono allontanate e resta solo qualcuno a commentare l'accaduto. È anche ripresa la circolazione dei veicoli che era stata sospesa solo in via Freguglia e per un tempo limitato durante le operazioni delle forze dell'ordine. 

Il tribunale di Milano evacuato per la sparatoriaPOLEMICHE SICUREZZA - Seri interrogativi sulla sicurezza: impossibile entrare in Tribunale armati perché i controlli sono serratissimi (FOTO). Eppure l'uomo era in possesso di una pistola: resta da capire se sia entrato insieme agli avvocati evitando i controlli al metal detector o se si è procurato l'arma sottraendola forse a un esponente delle forze dell'ordine o della sicurezza del tribunale, oppure che abbia avuto un tesserino contraffatto. L'ipotesi che qualcuno possa entrare nel Tribunale di Milano armato di pistola "dovrebbe essere difficile, impossibile, ma non sono in grado di giudicare perche' non conosco i fatti". Lo ha detto il presidente dell'Autorita' nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, commentando quanto avvenuto nel palazzo di giustizia di Milano. "So che e' morto un collega e la cosa a dir poco mi sconvolge - ha aggiunto Cantone - ma ribadisco che non so nulla dell'accaduto". 

PANICO E SGOMENTO IN TRIBUNALE - Paura e agitazione tra i dipendenti del Tribunale. "Mi trovavo nell'aula a fianco, al terzo piano del tribunale sul lato che si affaccia su via Manara, quando abbiamo sentito 3 o 4 colpi di pistola": e' quanto racconta l'avvocato Marcello Elia, che ha assistito - seppure indirettamente - alla sparatoria scoppiata poco prima delle 11 di stamattina al tribunale di Milano. Secondo il racconto di Elia "nella nostra aula sono subito accorsi molti carabinieri, che ci hanno ingiunto di non uscire". "Mi sembra incredibile quello che è successo", ha detto un uomo di circa 50 anni che era all'interno nel momento degli spari. "Non è possibile - ha aggiunto - che una persona possa entrare armata in un tribunale soprattutto in un periodo in cui i controlli dovrebbero essere più forti".   Emanuele Perego, avvocato penalista ha commentato: "Siamo rimasti in balia di noi stessi, abbiamo gestito una situazione a rischio senza alcuna indicazione". E ha aggiunto: "Ero al quinto piano, ho sentito gli spari provenienti da piani inferiori e mi sono indirizzato verso il settimo piano per evitare di incrociare l'autore della sparatoria. Ho invitato altri colleghi a seguirmi. In Tribunale evidentemente non esiste un piano di allerta o un piano di evacuazione perché nessuno sapeva che cosa fare", ha raccontato il legale ai cronisti davanti all'ingresso del Tribunale di via Freguglia.

PISAPIA SCONVOLTO, CORDOGLIO DI TUTTA LA CITTA' - Il sindaco Giuliano Pisapia, saputa la notizia, ha subito lasciato la prefettura diretto al Tribunale per "vedere cosa posso fare per intervenire perche' questa persona si arrenda e non faccia aumentare la tragedia che e' enorme". E ha quindi  sospeso il comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza con il ministro Angelino Alfano.   "Cordoglio mio e di tutta la citta' per le vittime della tragedia che si e' consumata all'interno del Palazzo di Giustizia di Milano. Una notizia che ha sconvolto tutti noi. Ringrazio tutte le forze dell'ordine intervenute sul posto e i carabinieri che hanno arrestato il responsabile del folle gesto", ha detto il primo cittadino di Milano in una nota. "Sono vicino alle famiglie delle vittime, tra cui il giudice Fernando Ciampi che conoscevo personalmente e che ho sempre apprezzato per la sua professionalita' e umanita' - ha proseguito Pisapia - . La mia vicinanza a tutta la magistratura, all'avvocatura e ai lavoratori di Palazzo di Giustizia".  "È sconvolgente che una persona qualunque possa entrare armata a Palazzo di Giustizia", sono invece state le parole a caldo del presidente Maroni, presente anche lui in prefettura. "Non si è trattato di una organizzazione che ha compiuto dei sopralluoghi - ha aggiunto Maroni - e questo e ancor più sconvolgente". Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha seguito gli sviluppi della sparatoria dall'ufficio del prefetto della città e poi si è diretto a Palazzo di giustizia.  Con lui il prefetto, Francesco Paolo Tronca e il presidente della Corte d'Appello Giovanni Canzio.

MARONI: "PER EXPO SONO TRANQUILLO" - In vista dell' apertura di Expo, sul fronte della sicurezza, "l'impegno c'è e io sono tranquillo": lo ha detto il governatore lombardo Roberto Maroni. Il presidente della Regione ha sottolineato che quanto avvenuto stamani al Palazzo di Giustizia "non è collegato ad Expo ma a una lacuna nel sistema di sicurezza e controllo del tribunale che va subito colmata". Per quanto riguarda la manifestazione universale, per cui non ha nascosto che "c'è preoccupazione", Maroni ha spiegato di aver "parlato con i vari responsabili dei servizi segreti e delle forze dell'ordine che mi hanno garantito il massimo impegno. E se loro sono tranquilli, io sono tranquillo"Inoltre "per quanto riguarda le nostre competenze - ha continuato - noi abbiamo fatto molto", citando le sale operative e la rete che collega la protezione civile con la prefettura. "Manca solo una cosa che volevo dire oggi al ministro Alfano e che gli dirò: la firma a un dpcm - ha concluso - che stanzi le risorse per finanziare queste opere, per cui noi abbiamo anticipato risorse rilevanti. Era un impegno del Governo che mi auguro mantenga".

INCONTRO ALFANO-ORLANDO - II ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e della Giustizia, Andrea Orlando, sono a Palazzo di Giustizia di Milano per un incontro con i vertici della magistratura milanese. I due ministri si sono incontrati nell'anticamera della Corte d'appello con il presidente della Corte d'Appello, Giovanni Canzio, e il procuratore Edmondo Bruti Liberati, e si sono recati insieme per un sopralluogo nell'aula in cui è avvenuto il delitto.

AULA CAMERA OSSERVA MINUTO DI SILENZIO -  L'aula della Camera ha osservato un minuto di silenzio per le tre vittime della sparatoria al tribunale di Milano. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha comunicato all'assemblea dell'accaduto: "E' un episodio gravissimo - ha spiegato - che suscita grande allarme in tutto il paese e grande preoccupazione. Si tratta di notizie di stampa e dovremo acquisire ancora elementi per capire di cosa si e' trattato". Il Pd con Emanuele Fiano ha espresso solidarieta' e vicinanza e ha annunciato che il ministro della Giustizia Orlando e' gia' diretto a Milano. 

SENATO, GRASSO: "APPRENSIONE E SCONCERTO" -  "Seguiamo tutti con grande apprensione le notizie in arrivo da Milano per i fatti gravissimi accaduti nel Palazzo di Giustizia. Fatti che destano enorme sconcerto", afferma il presidente del Senato, Pietro Grasso. "Sara' il governo - aggiunge - a informare il Senato non appena il quadro sara' piu' chiaro e sara' stata approfondita la dinamica dell'accaduto". "Desidero esprimere ai familiari delle vittime, in questi momenti drammatici, il piu' sentito cordoglio da parte mia personale e dell'intera Assemblea che, nella seduta antimeridiana, ha osservato un minuto di silenzio. Invio infine la mia piu' forte solidarieta' - scrive ancora Grasso - a tutti gli operatori della giustizia del capoluogo lombardo, alle forze dell'ordine e a quanti sono stati impegnati nei soccorsi". 

CSM: A BREVE INIZIATIVE SICUREZZA - "Sgomento per i gravissimi fatti di Milano e profondo cordoglio ai familiari del giudice ucciso, dott. Fernando Ciampi, e a quelli delle altre tre vittime di questo folle gesto da parte mia e di tutto il Consiglio". Queste le prime parole del vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, rientrato immediatamente a Roma alla notizia della sparatoria al Tribunale di Milano.  "Sono in contatto con il Presidente della Repubblica, con i capi degli Uffici Giudiziari di Milano e con i Consiglieri con i quali tra poco ci riuniremo per decidere sulle iniziative che l`Organo di governo autonomo della magistratura intraprenderà fin dalle prossime ore in segno di solidarietà alla magistratura milanese ed italiana e per porre con forza l'esigenza di maggiore sicurezza degli uffici giudiziari e di tutti gli operatori del sistema giustizia", ha concluso Legnini.

MATTARELLA SEGUE SVILUPPI - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, impegnato questa mattina in un incontro con il presidente armeno, si sta tenendo costantemente informato sugli sviluppi della vicenda.

RENZI PARLA COL CARABINIERE CHE HA PRESO ASSASSINO - Il presidente del consiglio Matteo Renzi, a quanto si apprende da fonti di governo, ha parlato con il carabiniere che ha fermato Claudio Giardiello a Vimercate.