Milano, 18 luglio 2018 - Fino a qualche anno fa ci pensava la «talpa» Roberto D’Agnano a fornire agli spacciatori le targhe delle auto-civetta della polizia: lo ha certificato l’inchiesta Red Carpets una settimana fa, era il sovrintendente a informare i delinquenti su turni di servizio e numeri da tenere a mente. Poi i pusher si sono messi in proprio, come svelato dall’operazione Scarface di febbraio: i membri della banda utilizzavano un mega complesso abbandonato proprio di fianco al commissariato per fotografare le macchine degli agenti. Ora la proprietà ha predisposto un servizio di guardiania fissa a presidio dell’edificio che dovrebbe trasformarsi in residenza universitaria.

Spioni neutralizzati? Nient’affatto, stando all’ultimo blitz messo a segno dai segugi dell’Investigativa della Comasina, guidati dal vicequestore aggiunto Anna Laruccia: a Novate Milanese, a casa di Maria Emilia Carvelli, fidanzata di Simone «Pitbull» Pittella (finita in cella con lui 5 mesi fa e subito scarcerata) nonché figlia del boss di Quarto Oggiaro Mario, è stato trovato e sequestrato un drone; l’ipotesi è che la gang adoperasse il mini-elicottero per prendere informazioni sui movimenti delle «guardie».

Al momento, è bene precisarlo, si tratta solo di spunti d’indagine da approfondire, sotto il coordinamento del pm Mauro Clerici. Una cosa pare difficilmente smentibile: la piazza di spaccio si stava riorganizzando, con volti vecchi e nuovi a prendere le redini del comando. Gli arresti degli ultimi mesi hanno di fatto azzerato i vertici della catena gerarchica: in cella sono finiti uno dopo l’altro «Pitbull», quello che si atteggiava a Scarface e si faceva chiamare «Pablo Esco» in onore di Escobar, il cugino Daniel, il nipote di Pepè Flachi Cristofer Scirocco e il suo braccio destro Daniele «Top model» Dal Pan, Mauro Saccomano e il fornitore principale di cocaina Laurence Rossi (diventato collaboratore di giustizia).

Una serie che ha creato un enorme vuoto di potere. Un vuoto che qualcuno stava cercando di colmare, magari spostandosi verso l’hinterland per dribblare in qualche modo la crescente pressione delle forze dell’ordine. E prova ne sono gli esiti delle perquisizioni effettuate in contemporanea all’alba di sabato scorso, con gli uomini della Laruccia in costante contatto Whatsapp attraverso il gruppo «Scarface Round Two»: in totale, sono finiti sotto sigilli 36.960 euro e 3.740 dollari americani in contanti. Soldi ritenuti provento dello spaccio di stupefacenti, nascosti un po’ dappertutto.

Piuttosto approfonditi i controlli, che hanno necessitato pure della presenza di Scientifica e Cinofili: nell’abitazione di Christian Pittella (accusato anche di riciclaggio), ad esempio, gli agenti hanno rimosso una parete di cartongesso dietro la quale si celava un armadio; dentro non c’era nulla, ma poteva comunque diventare un ottimo nascondiglio da usare alla bisogna per occultare coca o soldi, sono convinti gli investigatori. Scandagliati pure gli immobili in qualche modo riconducibili al 25enne marocchino Mostapha Bourras: a Baranzate, in un bilocale abitato da tre serbi collegati al campo nomadi di via Monte Bisbino, sono state trovate quattro mazzette in pezzi da 50 per una somma complessiva di 19.500 euro. Poco lo stupefacente recuperato, qualche grammo di cocaina e un paio di bustine di marijuana, ma il business era sempre lo stesso, secondo gli inquirenti: smerciare droga.