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17 mar 2022

Smart working, scatta la protesta

Con la fine dell’emergenza fase di tensioni e trattative. Dalla frenata Webuild alle torri 'dimezzate' a CityLife

17 mar 2022
andrea gianni
Cronaca
Allianz e Generali hanno siglato accordi per un modello misto di lavoro in presenza e a distanza nelle sedi
Allianz e Generali hanno siglato accordi per un modello misto
Allianz e Generali hanno siglato accordi per un modello misto di lavoro in presenza e a distanza nelle sedi
Allianz e Generali hanno siglato accordi per un modello misto

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Milano - La frenata sullo smart working aveva provocato un’ondata di proteste fra gli oltre 1.500 impiegati Webuild, ex Salini Impregilo, abituati a due anni di lavoro da casa. Tanto che il colosso delle costruzioni ha deciso di tornare sui suoi passi e aprire un tavolo con i sindacati, fissando per il 25 marzo una trattativa sui giorni.

Giganti come Allianz e Generali hanno già siglato, invece, un accordo che prevede, terminato lo stato d’emergenza, un 50% delle ore di lavoro in smart working, dimezzando di fatto le presenze nei grattacieli di CityLife, con enormi spazi vuoti da riempire e affittare. I dipendenti Unipol, invece, avevano scioperato contro il rientro totale al lavoro in presenza. Vicende diverse che dipingono una fase di transizione, perché il 31 marzo segnerà lo stop allo smart working d’emergenza legato alla pandemia e si apriranno diverse strade. Il rientro in massa negli uffici, gli accordi individuali o collettivi per rendere strutturale un modello misto di lavoro in presenza e a distanza, con lo sguardo a Roma per gli incentivi alle ditte.

"Finora le aziende si sono mosse in ordine sparso – spiega Virginia Montrasio, responsabile Dipartimento contrattazione della Cgil di Milano – con tutti i problemi connessi a uno smart working unilaterale, concesso come premio o usato come strumento di isolamento. Finora abbiamo registrato alcune tensioni legate soprattutto alla parte economica, come ticket e rimborsi spese, che potrebbero aumentare dal primo aprile, con il ritorno alla normalità. Lo smart working deve essere per forza regolato, anche per non scaricare i costi sulle spalle dei lavoratori". Un’occasione che le aziende, alle prese con i costi dell’energia alle stelle, non si stanno lasciando sfuggire. Secondo un’analisi di Selectra uno smart worker full time lo scorso febbraio ha speso 57 euro in più nella bolletta mensile della luce e 159 euro in più per la bolletta del gas. Se prima della pandemia appena l’11% degli occupati lavorava da remoto, nel 2021 i lavoratori agili sono saliti al 32,5%.

A Milano, finora, solo nel settore bancario e assicurativo sono una ventina gli accordi sottoscritti con i sindacati. "Sono destinati a crescere nei prossimi giorni – spiega Francesca Lorusso, segretaria generale della Fisac-Cgil di Milano –. I gruppi assicurativi sono più avanti, mentre molte banche sono ancora in attesa del decreto ministeriale sul tema. Nel nostro settore prevedo che un modello misto diventerà strutturale, almeno nelle grosse realtà". Modello che ha già fatto sentire i suoi effetti negativi sull’indotto, dai tagli alle mense aziendali alla crisi per bar e ristoranti sorti attorno ai grattacieli.

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