Milano, 29 aprile 2018 - Sindaco Giuseppe Sala, dopo i gravissimi fatti dell’altra notte, c’è un’emergenza sicurezza a Milano? 

«No, non sono d’accordo a dire che c’è un’emergenza. Nelle grandi città aperte e internazionali a volte capitano fatti del genere. Le forze dell’ordine hanno lavorato bene. Non solo perché i responsabili sono stati subito fermati, ma perché da Milano nell’ultimo anno sono partiti mille rimpatri di immigrati. Quando sento un esponente della Lega (Paolo Grimoldi, ndr) chiedere che venga rimosso il prefetto, per me si tratta solo di atteggiamenti da “chiacchiere e distintivo’’. Noi non sottovalutiamo la situazione, io non sono e non sarò mai tra coloro che dicono che “nessuno è clandestino’’».

Cosa occorre per migliorare la sicurezza in città? Va potenziato il presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine? Serve un pugno più duro da parte della magistratura?

«Non penso servano molti più agenti sul territorio. Tra poliziotti, carabinieri, finanzieri, vigili urbani e militari, a Milano ci sono 12 mila persone. Bisogna agire su due punti. Il primo è migliorare l’integrazione tra le forze dell’ordine. La seconda concentrarsi sulle aree della città più delicate».

Intorno alla Stazione Centrale la situazione resta difficile. C’è qualcosa che non funziona sul fronte dei controlli?

«I controlli ci sono e continueranno. Con Fs, poi, stiamo lavorando alla riqualificazione, anche commerciale, delle strade ai lati della stazione. Una singola misura non risolve il problema».

Cosa risponde a chi dice che il Modello Milano vale solo per la città della moda, del design e dei grattacieli?

«Rispondo che bisogna aver pazienza. La differenza tra centro e periferia che vediamo oggi si è creata negli ultimi decenni. Per modificare la situazione occorrono anni di lavoro. Non sono del tutto contento di ciò che abbiamo fatto fin qui, anche a livello progettuale, per le periferie. Ma sono convinto che ora abbiamo imboccato la strada giusta. Per il Piano periferie, che io preferisco chiamare Piano quartieri, lavoreremo su tre elementi specifici. Il primo: l’edilizia popolare. Mi sono impegnato a consegnare 3 mila appartamenti prima della fine del mandato (2021, ndr). Sul sito Internet del Comune c’è il Conta-Case: 30 alloggi sono stati consegnati nelle ultime settimane, due li ho consegnati io di persona. Il secondo: gli spazi pubblici. C’è un piano per il restyling di alcuni luoghi particolarmente degradati. Il terzo: i servizi ai quartieri con biblioteche, scuole e spazi sociali».

Tornando all’immigrazione: i due marocchini fermati sono arrivati in Italia con i barconi. Serve un’ulteriore stretta sugli arrivi dei migranti?

«L’estate in arrivo è un momento delicato. Mi terrorizza l’idea di affrontare un’estate senza un Governo. Adesso però il problema, più che i nuovi arrivi, è la gestione di quelli che ci sono e i rimpatri. Un’altra questione riguarda i tempi per stabilire se un immigrato abbia o meno il diritto di rimanere in Italia: finché serviranno due-tre anni, sarà difficile risolvere il problema».

Sempre in tema di migranti. Il Comitato 18 aprile nato ad Augusta chiede di poter tenere in Sicilia il barcone affondato nel 2015 che il Comune vorrebbe portare a Milano e collocare nel cortile della Facoltà di Veterinaria in Città Studi. Cosa pensa della richiesta del Comitato e del sindaco di Augusta Cettina Di Pietro?

«Nei giorni scorsi ho parlato con la sindaca di Augusta e con il presidente del Comitato 18 aprile. Mi hanno spiegato che il loro progetto di valorizzare il barcone all’interno di un parco della memoria è preesistente all’idea di portarlo a Milano e che si tratta di un progetto solido. Ho detto loro che se le cose stanno così, mi impegno a rivedere nei prossimi giorni i promotori del progetto milanese, in particolare i responsabili dell’Università Statale, per porre loro la questione. La mia posizione è che se siamo tutti convinti che la valorizzazione del messaggio del barcone la si possa fare ad Augusta, è giusto che rimanga lì. Si tratta di un’operazione di buon senso, che eviterebbe anche le spese per il trasporto del barcone a Milano stanziate nella Finanziaria (600 mila euro, ndr)».

Qualcuno dirà che Milano fa un passo indietro nella battaglia per l’integrazione...

«Direi proprio di no. Anche perché il Comune, in questi giorni, è nel mirino a causa della tavolata multietnica che l’assessore Majorino sta organizzando al Parco Sempione per il 23 giugno. Un’iniziativa che condivido e ha tutto il mio sostegno. Nessun passo indietro sulla linea dell’integrazione. Nessuno mi può dire che ho cambiato idea. Milano deve essere al contempo innovativa e solidale. Io non sono un uomo per tutte le stagioni».

Piano periferie e macchina comunale. Venerdì si è dimessa la city manager Arabella Caporello. Qual è il suo giudizio sull’operato della Caporello? Adesso ci potrà essere l’accelerazione della macchina comunale da lei auspicata?

«L’accelerazione è già avvenuta in quest’ultima fase. La Caporello mi ha detto che voleva fare altre esperienze. Io le sono grato perché ha fatto un gran lavoro. Non è facile la vita del direttore generale del Comune, l’ho fatto anch’io».

Il Comune lancerà un bando per trovare il nuovo city manager ma sembra già esserci un nome in pole: il suo braccio destro in Expo Christian Malangone. È l’uomo giusto?

«È un profilo interessante, starà a lui decidere se candidarsi. Io mi auguro che si presenti».

Riapertura dei Navigli. Si va verso il dibattito pubblico. Quale risposta si attende dai milanesi? I «nuovi» Navigli, insieme alla riqualificazione degli sette ex scali ferroviari, sono l’eredità urbanistica che vuole lasciare alla città?

«L’eredità del mio mandato, innanzitutto, sarà l’internazionalizzazione di Milano in termini di investimenti dall’estero e aumento dei turisti, frutto anche del mio lavoro per l’Expo 2015. Azione che sta creando tanto lavoro come i dati sulla disoccupazione stanno dimostrando. Quanto alle altre eredità, penso all’avvio dei lavori su tre grandi opere: la riqualificazione degli scali, la riapertura dei Navigli e il prolungamento del metrò fino a Monza. Ma su quest’ultimo punto ci serve un Governo che confermi l’investimento. Sui Navigli, invece, il “débat public’’ si concluderà entro agosto. Poi per me sarà fondamentale avere al fianco il presidente della Regione Attilio Fontana su idee e finanziamenti».

Agenzia europea del farmaco (Ema). Quando sarà sentito dall’Unione europea? La partita è definitivamente persa oppure no?

«Parlerò il 16 maggio alla Commissione del Parlamento europeo. La considero una battaglia con limitate possibilità di vittoria. Quando la partita Ema sarà definitivamente chiusa, considereremo altre opportunità come la sede del Tribunale dei Brevetti».

Tasse locali. Tra le sue promesse elettorali c’era alzare la soglia dell’addizionale Irpef da 21mila a 28mila euro.

«Portare la soglia a 28 mila euro significa che servono 30 milioni di euro. L’anno prossimo non avremo uno spazio del genere nel bilancio. Ma prima della fine del mandato lo faremo, anche se non sarà facile. La promessa vana era quella di Stefano Parisi: per azzerare l’addizionale Irpef servirebbero 200 milioni di euro».

Aumento del biglietto Atm da 1,5 a 2 euro. È inevitabile o ci sono margini di manovra?

«Ho dato due indicazioni all’assessore Granelli. La prima è cercare di tutelare le fasce di utenti più deboli, in primis gli anziani. La seconda opzione, invece, è più “creativa’’: studiare il modello di Londra o di Monaco. Lavorare, cioè, per cerchi concentrici. Dal centro verso la periferia e l’hinterland ci si allargherebbe con più cerchi e il prezzo del biglietto Atm cambierebbe a seconda di quanti cerchi si attraversano. Ma per tragitti più brevi, il prezzo del biglietto sarebbe minore. Sono temi che porteremo all’attenzione del Consiglio comunale dopo le vacanze estive. Sempre in tema di trasporti, inoltre, la settimana prossima sarà presentato il progetto di restyling di Linate».

Moschea. Entro fine mandato ci sarà un nuovo luogo di culto islamico o la regolarizzazione degli esistenti?

«Non è possibile non affrontare il tema. La Prefettura mi segnala che ci sono 20 luoghi dove i musulmani pregano, luoghi che spesso non sono messi in sicurezza. Non si può andare avanti a lungo con questa situazione. La Regione, inoltre, ha chiesto ai Comuni di produrre un Piano delle attrezzature religiose, che non riguarda solo le moschee. È un Piano che indicherà dove potranno essere realizzati luoghi di culto, un piano che sta procedendo in parallelo con il nuovo Pgt e che chiarirà che il Comune non metterà un euro per moschee o altri luoghi di culto. Porteremo il Piano alla discussione del Consiglio comunale dopo le vacanze».

Stadio di San Siro. Il Milan fa catenaccio?

«Prima delle vacanze serve chiarezza. L’Inter vuole rimanere al Meazza, il Milan sta valutando l’opzione di un nuovo stadio. Io vorrei un San Siro rinnovato. Ma non posso non rispettare le strategie delle due società».

Politica nazionale. Crede si possa arrivare all’accordo Pd-M5S sul Governo? L’accordo rischia di spaccare il Pd?

«Un accordo è difficile, ma è doveroso provarci. Per due motivi. Il primo è che se non ci proviamo, rischiamo di confermare che il Rosatellum era fatto solo per favorire un dialogo tra Pd e FI. E a mio parere non è giusto. Il secondo è che se il Quirinale chiama, bisogna fare il proprio dovere. Un accordo, certo, potrebbe spaccare il Pd. Sono solidale con Maurizio Martina che sta provando a fare questo tentativo. Matteo Renzi? Ascolterò con curiosità le parole che pronuncerà domani sera (oggi, ndr) da Fabio Fazio. Renzi è un elemento rilevante nel Pd. Una sintesi va trovata».

Lei, intanto, che voto si darebbe per i primi 2 anni in Comune?

«Buono. Ho fatto un buon lavoro, ma posso e devo fare ancora di più».

Il momento più bello e quello più brutto da quando è a Palazzo Marino?

«Il più brutto sicuramente la sconfitta di Milano per l’Ema, è stata una botta terribile. Il più bello? Ce ne sono tanti. Soprattutto quando sono fuori da Palazzo Marino, tra la gente».

Si ricandiderà o no nel 2021?

«Un anno prima della scadenza del mandato farò il punto e deciderò. Mi auguro di ricandidarmi».