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27 mar 2022

"Siamo medici, basta burocrazia" La protesta di 500 Coccarde gialle

Il movimento riunito sotto il Pirellone per chiedere alla politica di valorizzare i camici bianchi “di base”

dimarianna vazzana
Cronaca

di Marianna Vazzana

Camici bianchi con le coccarde gialle appuntate sul petto. Cinquecento medici di base lombardi si sono radunati ieri in piazza Duca D’Aosta per chiedere "la tutela del servizio sanitario pubblico" e "la sburocratizzazione della nostra professione". Poi hanno sfilato intonando l’inno d’Italia fino ai piedi del Pirellone mostrando striscioni, cartelli e fumogeni. A dare il via all’iniziativa, promossa dagli aderenti al movimento nazionale delle Coccarde gialle che da mesi lancia un appello alla politica "per tornare a essere valorizzati come medici di famiglia", è stato il dottore Andrea Mangiagalli di Pioltello: "Nella battaglia contro il Covid abbiamo perso molti colleghi". Per loro, un minuto di raccoglimento. "Abbiamo pagato un prezzo altissimo, a livello di vite umane, nel periodo di pandemia. Le ore del nostro lavoro non sono quantificabili. E i nostri “capi“, dico a chi ci vede come burocrati, sono i pazienti. Io ne ho 1.750 – dice Ugo Tamborini, medico di Baggio – e devo essere messo nelle condizioni di prendermi cura di loro, più che compilare portali e carte. I giovani sono spaventati: pochi si orientano verso la medicina generale". E ricorda che in Lombardia mancano 1.166 tra medici di base e pediatri. "C’è una sacca di giovani laureati che non sceglie questo lavoro. Perché non c’è il giusto riconoscimento, si è sottopagati e, nel lavoro quotidiano, si ha a che fare più con la burocrazia che con la cura", evidenzia Giovanni Bergonzi, trentacinquenne di Bergamo. Criticato il sistema che "non equipara questa specializzazione alle altre. C’è un triennio di “Formazione specifica“ ma le borse di studio valgono la metà rispetto alle altre". Sollevato anche il caso del Giambellino, "dove l’ambulatorio rimasto vacante quasi un anno fa è ancora scoperto".

Dito puntato pure contro le “Case di comunità“, le nuove strutture socio-sanitarie che entreranno a fare parte del Servizio sanitario regionale. Chiara Conforto, medico del centro di Milano, sprona a fare qualcosa di concreto: "Dobbiamo essere capaci di mettere la sabbia in un sistema che ci sta stritolando. Cosa facciamo, non usiamo il portale Siss (Sistema informativo socio sanitario, ndr) per un giorno?". Tullia Mastropietro, da Bergamo, ha sottolineato tra gli applausi che "stiamo perdendo la sanità pubblica. Lasciateci fare il nostro lavoro". Gianluca Comazzi, capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale, commenta che "le istanze avanzate sono legittime e Regione Lombardia dedica loro massimo ascolto e sostegno. Ci auguriamo che il ministero della Salute faccia altrettanto, garantendo alla categoria maggiori tutele".

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