di Annamaria Lazzari "Riaprire le discoteche il primo luglio? Sarà una bella notizia solo quando sarà confermata. Al momento non si sa neppure se il via libera riguarderà anche i luoghi al chiuso". Preferisce un approccio cauto Lorenzo Citterio, 40enne titolare (oltre che del Gate), della discoteca Alcatraz. La struttura in zona Maciachini è stata aperta da sua padre Roberto nel 1998 ed è la più grande fra i club al chiuso a Milano, con oltre tremila metri quadri. In via Valtellina andavano a ballare il venerdì e il sabato sera...

di Annamaria Lazzari

"Riaprire le discoteche il primo luglio? Sarà una bella notizia solo quando sarà confermata. Al momento non si sa neppure se il via libera riguarderà anche i luoghi al chiuso". Preferisce un approccio cauto Lorenzo Citterio, 40enne titolare (oltre che del Gate), della discoteca Alcatraz. La struttura in zona Maciachini è stata aperta da sua padre Roberto nel 1998 ed è la più grande fra i club al chiuso a Milano, con oltre tremila metri quadri. In via Valtellina andavano a ballare il venerdì e il sabato sera qualcosa come 2.500 persone al ritmo della musica anni ’90, rock e commerciale. Gli altri giorni erano in programma i concerti frequentati anche da 3.500 spettatori. "Il locale stava andando bene. Ospitavamo anche eventi aziendali", dice Citterio. Finché non è arrivato l’incubo Covid a rovinare tutto.

A quando risale l’ultima serata dell’Alcatraz?

"Il 22 febbraio 2020: sul palco suonava la band dei Matrioska. Me lo ricordo bene perché per la prima volta più della metà delle persone che avevano acquistato il biglietto in prevendita non si sono presentate. Ho capito che stava scoppiando qualcosa di grosso… Ma non avrei mai pensato che saremmo rimasti chiusi per oltre un anno e mezzo. I miei 15 dipendenti sono ancora in cassa integrazione".

Favorevole alla proposta di consentire l’ingresso nei club solo col green pass?

"Mi pare una soluzione ragionevole. Noi torneremmo a lavorare mentre i giovani sarebbero incentivati a vaccinarsi e tornerebbero a socializzare, come è nella loro natura, ma in un posto controllato. Non come adesso in strada, per mancanza di alternative, dove possono scoppiare problemi di ordine pubblico come è successo alle Colonne di San Lorenzo e altrove".

E sull’ipotesi di mascherina e il distanziamento sulla pista da ballo cosa pensa?

"Se è il prezzo da pagare per tornare a lavorare sono disposto a far rispettare qualunque regolamento ma è chiaro che sarebbe disincentivante: verrebbe meno l’esperienza del ballo".

Il protocollo in vigore autorizza già gli spettacoli dal vivo al chiuso. Perché all’Alcatraz non ci sono ancora concerti? "Perché coi paletti in vigore sarebbe economicamente insostenibile. Per i luoghi al chiuso la capienza massima è di 500 persone sedute e distanziate (se non conviventi). I promoter esterni che organizzano i nostri live dovrebbero affittare la sala, accollarsi i costi di gestione per produzione, impianto audio e cachet degli artisti, per vendere un settimo dei biglietti del pre-Covid: la nostra capienza per i concerti prima era infatti di 3.500 posti. A queste condizioni possono ripartire solo le strutture che possono contare sulla mano pubblica o sulla generosità di uno sponsor privato".