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13 lug 2022
andrea
Cronaca
13 lug 2022

Sfida al fascismo Storia del Centro Socialista Interno

13 lug 2022
andrea
Cronaca

Andrea

Valle

Oggi via Telesio è una piccola traversa di Mario Pagano, nel centro di Milano, con bei palazzi d’epoca, qualche villetta di lusso e prezzi proibitivi. In pochi sospetterebbero che qui, nella primavera-estate del 1934, è nata una delle cospirazioni antifasciste destinate a lasciare il segno per decenni nella vita politica italiana: il centro socialista interno (Csi). A fondarlo diversi giovani, ma anche qualche vecchio militante del Partito socialista, che intendevano mantenere viva, sotto la cenere, la fiamma del partito in un’Italia schiacciata dal tallone fascista. La storia del centro interno, per tanti anni rimasta nell’ombra, è stata ricostruita da Fabio Florindi nel volume ‘Pericolosi sovversivi. Storia del centro socialista interno (1934-1944)’, edito da Arcadia Edizioni. L’opera basa le sue fonti soprattutto sulle lettere spedite da Giuseppe Faravelli, che dalla base di Lugano teneva i rapporti con il centro, a Pietro Nenni e ad Angelo Tasca. Ma anche sui documenti reperiti nell’Archivio Centrale dello Stato. ‘Pericolosi sovversivi’, in realtà, approfondisce la storia non solo dell’organizzazione socialista di Milano, che rimane in piedi dal 1934 al 1939, ma anche di quello genovese che resta in vita dal 1941 al 1944. Il centro di Genova, però, rappresenta una vicenda totalmente scollegata dal suo illustre predecessore, visto che è una realtà capeggiata e inquinata da una spia fascista, che ha il solo compito di mettere la sordina ai tentativi di ricostruzione del Psi in Italia.

I socialisti milanesi sono invece degli eroi dell’antifascismo. Il Csi viene ricostruito due volte, dopo altrettante retate dell’Ovra, e alla sua guida si alternano Morandi (dall’estate 1934 all’aprile 1937), Eugenio Colorni (da agosto-settembre 1937 al settembre 1938) ed Eugenio Curiel (dall’ottobre 1938 al maggio 1939). Pur nelle diverse sensibilità e idee, si possono riscontrare almeno due fili rossi che legano le diverse fasi dell’organizzazione milanese: il sostegno all’unità organica tra socialisti e comunisti, che doveva portare a un partito unico del proletariato; il fatto che la rivoluzione debba partire dalla base, dal popolo. Quei giovani socialisti, con il loro esempio, lasciarono una traccia indelebile nella storia d’Italia, anche se le loro vite furono spezzate troppo presto: Colorni e Curiel cadranno martiri durante la Resistenza, mentre Morandi morirà per un male incurabile, nel 1955, da vicesegretario del Psi.

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