Mirlko Lanfredini del Teatro della Verità
Mirlko Lanfredini del Teatro della Verità

Sesto San Giovanni (Milano), 1 aprile 2021 – Non solo lo stop forzato dal palcoscenico, che dura ormai da oltre un anno con una brevissima parentesi nei mesi estivi. Il “Teatro della Verità” di Sesto San Giovanni potrebbe ritrovarsi anche senza più la sua sede tra un mese, perché la proprietà ha deciso di mettere in vendita il locale per far fronte alla crisi legata alla pandemia. Un effetto domino che si riversa su un’associazione, affiliata ad Arci, che proprio per la sua natura giuridica ha avuto accesso solo a una minima parte di ristori, sgravi, una tantum e altri contributi previsti da Stato e dalla Regione. “Teatro della Verità” lancia così una raccolta fondi con l’obiettivo di raccogliere 50mila euro in un mese. “Stiamo chiedendo l’aiuto di tutti perché dopo tanti anni di attività rischiamo di chiudere – spiega in un videomessaggio il presidente Mirko Lanfredini -. La situazione di quest’anno ci ha ridotto al lastrico e purtroppo i locali in cui siamo in affitto da 5 anni dovranno essere messi in vendita tra un mese. Rischiamo di trovarci per strada, perché in questo momento non è neanche lontanamente valutabile l’ipotesi di un acquisto”. Ogni mese ci sono 2.388 euro di costi fissi tra il canone della sede, che ospita i corsi di teatro e non solo, dei box usati come magazzini per i costumi e le utenze. “Su 14 mesi di inattività il conto arriva a 33.432 euro”. E lo sgravio del 60%, garantito lo scorso anno, da recuperare in dichiarazione dei redditi è stato possibile solo per concessione del proprietario dell’immobile, attraverso la cessione del credito: l’associazione rientra nel regime forfettario e, quindi, non è tenuta a presentare dichiarazione dei redditi. A dicembre sono arrivati 4mila euro di ristori, “ma ovviamente non bastano per tirare avanti. Abbiamo salvato il 2020 grazie ai risparmi e al credito d’imposta sugli affitti. Adesso pensavamo a un decreto rilancio sostanzioso, ma la cifra che arriverà sarà irrisoria e non può coprire più di un decimo dei debiti che abbiamo. Avremmo ancora un anno di affitto da contratto, ma essendo in arretrato di 4 mensilità e senza nessuna certa prospettiva di lavoro in un futuro, potrebbe arrivarci uno sfratto”. O si compra o ci si trasferisce o si chiude. Per le prime due opzioni, però, c’è bisogno di liquidità. “Con il bonus di aprile non ci aspettiamo più di 800 euro a fronte di una perdita di 16.099, che in realtà sarebbe di 72mila euro se consideriamo la differenza tra 2019 e 2020”. L’associazione fattura solo il 30% di attività commerciale (gli spettacoli teatrali), mentre la parte restante (il core business finanziario con i corsi) rientra nell’attività sociale: su questa parte non si pagano le tasse, ma il totale deve essere reinvestito per andare a pari col bilancio e non si possono usare per pagare collaboratori, docenti, attori, affitto. La norma contabile agevola chi è piccolo attraverso una fiscalità molto ridotta, ma in epoca di pandemia diventa anche una gabbia perché non dà diritto ad avere contributi. “Anche i corsi, portati avanti solo on line, hanno avuto un ovvio calo di iscritti. A settembre abbiamo riaperto, abbiamo riadeguato gli spazi a scuola e teatro, recuperato un centinaio di sedie per sostituire le poltrone, riducendo da 240 a 100 posti. Avevamo tre spettacoli in calendario che abbiamo dovuto annullare, i saggi riprogrammati fino a dicembre, i corsi che avevano avuto più iscrizioni del previsto. Pensavamo che ce l’avremmo fatta, eravamo ottimisti. Poi la nuova chiusura e ora la notizia che ci ha sconvolto. Abbiamo inaugurato la nostra scuola l’1 ottobre 2016: vogliamo salvare questa storia e quella di 250 allievi”.