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21 mar 2022

Mille ucraini nelle scuole lombarde, un profugo su due è alle elementari

Numeri destinati a crescere ancora con un ritmo di 50-100 inserimenti al giorno. Record a Brescia e Milano

simona ballatore
Cronaca
epa09840038 Ukrainian class pupils at a primary school in Gorzow Wielkopolski, western Poland, 21 March 2022. The number of school-age Ukrainian children now in Poland has hit 700,000, the Polish education minister said on 18 March. According to figures released by the United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR), over three million refugees from Ukraine have crossed borders into neighbouring countries since Russia began its military invasion on 24 February.  EPA/LECH MUSZYNSKI POLAND OUT
Profughi a scuola

Dall’inizio della guerra a oggi sono 942 gli alunni ucraini che hanno trovato accoglienza nelle scuole lombarde. Numeri cresciuti giorno dopo giorno e destinati a impennare: sono raddoppiati dal 13 al 14 marzo e continuano a salire al ritmo di 50-100 inserimenti al giorno. "Nella prima fase, si è trattato sostanzialmente di un ricongiungimento con famiglie e connazionali che già vivevano qui – spiega Augusta Celada, direttore dell’ufficio scolastico regionale lombardo –, la distribuzione dei profughi sul territorio è stata molto casuale e dettata dai contatti diretti sui quali hanno potuto contare. Adesso invece si presentano situazioni più generalizzate. Sappiamo per esempio di un orfanotrofio intero arrivato in provincia di Bergamo, con ragazzini tra gli 8 e gli 11 anni. La situazione è in costante evoluzione". Il flusso di arrivi si fa più intenso nel primo ciclo: sono 548 i bambini già inseriti alle primarie, 253 alle medie. A questi si aggiungono 99 piccolini nelle scuole dell’infanzia lombarde e 42 ragazzi delle superiori. La provincia che al momento ha accolto più bimbi ucraini è Brescia (216 gli inserimenti), seguita da Milano (163) e Bergamo (106); 126 gli alunni arrivati a Varese, 77 a Pavia, 61 a Como.

Se inizialmente erano le famiglie ospitanti a bussare direttamente alle scuole, che si sono attivate immediatamente, ora c’è una “cabina di regia“. "Il ministero dell’Istruzione ha predisposto un “cruscotto“ – spiega Celada – un portale con una piattaforma in cui le scuole possono caricare i dati con gli inserimenti attuati e quelli “validati“ attraverso un percorso di perfezionamento amministrativo e sanitario (al momento il 75% è stato validato, ndr)". C’è il tema delle vaccinazioni obbligatorie, soprattutto per i più piccini. "Le Ats all’inizio si sono mosse in modo diversificato da provincia a provincia, ma si sta cercando un maggior coordinamento a livello regionale perché i motivi di cautela sanitari sono assolutamente legittimi, ma le normative cambiano da Paese a Paese – ricorda il direttore dell’ufficio scolastico regionale – e il diritto all’istruzione va garantito ed è prevalente. L’accoglienza, oltre a essere una manifestazione di grande dinamicità delle scuole, risponde prima di tutto a un preciso obbligo di legge che risale al 1988: i minori stranieri presenti in Italia sono soggetti all’obbligo scolastico secondo l’età".

Accanto al “cruscotto“ predisposto dal ministero, Milano - data la complessità del territorio, la numerosità delle scuole e il flusso di profughi - ha predisposto anche una procedura sua di rilevazione, che vede diversi attori coinvolti, tra i quali il Comune, la Prefettura e le scuole PoliStart, punto di riferimento nel milanese in tema di accoglienza e inclusione. "L’obiettivo è evitare che tutte le domande si concentrino su pochi istituti e avere un quadro delle scuole e delle classi che - per capienza - hanno la possibilità di inserimenti in corso d’anno oltre a risorse in termini di personale", sottolinea Celada. A disposizione ci sono gli albi dei mediatori linguistici e verrà attivato il supporto psicologico. Oltre agli “inserimenti“ ad anno avviato, si apre già il capitolo dell’anno scolastico 2022-2023, per il quale le iscrizioni sono chiuse. "Al momento non è pensabile implementare l’organico, non ci sono i presupposti giuridici – ricorda la direttrice – ma bisognerà lavorare sulle classi già costituite e implementare, per esempio, il contributo dei mediatori linguistici e culturali".

 

 

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