Scuola Montessori
Scuola Montessori

Milano, 9 ottobre 2019 - La scuola Montessori Milano rischia seriamente di dover dire addio dopo quasi mezzo secolo alla storica sede di via Milazzo 9, a due passi da piazza XXV Aprile. Ieri il contenzioso legale con il Comune, che va avanti da due anni e che è incentrato su un debito di un milione di euro da parte dell’istituto privato, è giunto a un punto di svolta decisivo: il Tribunale amministrativo della Lombardia ha respinto tutti i ricorsi presentati dall’impresa sociale che gestisce in quello stabile di pregio del 1904, affacciato sul Chiostro di Santa Maria dell’Incoronata, la Casa dei bambini (scuola dell’infanzia di quattro sezioni miste da 3 a 5 anni) e la scuola primaria paritaria (un ciclo dai 6 agli anni per un totale di 217 alunni iscritti). La storia è assai intricata, proviamo a riassumerne le tappe principali. La vicenda inizia nel 2005, quando parte una lunga trattativa tra Palazzo Marino e i titolari della società sul futuro del palazzo, originariamente affidato gratuitamente dall’amministrazione (nel 1971) e poi occupato senza titolo alla scadenza della convenzione. A un certo punto, la Direzione Educazione di piazza Scala segnala al Settore Demanio «la necessità di realizzare presso lo stabile di via Milazzo un asilo nido, per cui si reputava opportuna la continuazione dell’attività della scuola, purché quest’ultima procedesse all’ampliamento dell’asilo nido esistente passando da 20 a 72 posti».

La scuola dà il via libera, e il 26 gennaio 2006 viene sottoscritta la convenzione di 12 anni: l’intesa prevede un sostanzioso sconto sul canone, pari al 70% dell’importo totale, a patto che la scuola ingrandisca il nido con 52 nuovi posti da riservare ai bambini in età da nido in lista d’attesa. «La Montessori – ricostruiscono i giudici del Tar – pareva dapprima attivarsi per l’ampliamento del nido, tuttavia in seguito restava inerte, non dando corso in alcun modo all’ampliamento della struttura per l’infanzia». Così il 16 ottobre 2017, visto l’avvicinarsi della scadenza della concessione, il Comune invia una lettera in via Milazzo nella quale si sottolinea la violazione dell’accordo da parte dell’istituto e si chiede di conseguenza il saldo del «canone pieno», quantificato in 1.002.350 euro, vale a dire la differenza «tra il canone di mercato e la misura del 30% corrisposta sino ad allora dalla concessionaria».

La Montessori risponde il 27 novembre 2017, non spiegando il perché dell’inadempimento contrattuale (anche se poi i legali faranno riferimento a un finanziamento regionale mai arrivato) e dichiarandosi comunque disposta a pagare, con un piano di rateizzazione. La scuola si aspetta un rinnovo automatico della concessione, ma il Comune, seguendo le direttive comunitarie e i richiami dell’Anac (simili a quelli per i casi legati alla Galleria), mette a gara quei 1.416 metri quadrati (a un canone annuo di 194.700 euro), pur prevedendo un diritto di prelazione per la Montessori (la possibilità di presentare un’offerta migliorativa di quella risulta vincitrice). La srl impugna il bando, ma ci partecipa lo stesso, risultando unica concorrente e quindi vincitrice: il 20 giugno 2018, l’amministrazione comunica alla scuola l’aggiudicazione provvisoria e fissa un termine di 30 giorni per concordare un piano di rientro dal maxi debito.

Tutto finito? No, perché il 9 aprile scorso, preso atto che la Montessori non ritiene di avere arretrati da pagare, il Comune revoca l’assegnazione, «in applicazione della clausola del bando che vietava la partecipazione alla procedura a soggetti aventi pendenze economiche con il Comune». Il braccio di ferro si fa sempre più duro: la Montessori presenta ulteriori ricorsi al Tar, contestando prima l’importo del nuovo affitto (137,50 euro al metro quadrato come da parametri della Camera di Commercio in quella zona centralissima della città) e poi la decisione di Palazzo Marino di non rinnovare automaticamente la concessione. Tutte tesi respinte al mittente dal Tar, che ha condiviso in pieno la linea del Comune, fondata sulla volontà di valorizzare al massimo il patrimonio immobiliare. Conclusione: la Scuola Montessori non ha più titolo per rimanere tra quelle mura.