Simona Frignani manager e mamma di un figlio di quindici anni
Simona Frignani manager e mamma di un figlio di quindici anni

Milano - «Profumi e balocchi non compreremo più, ma neppure mobili, scarpe, borse, e maglioni, lenzuola e tovaglie": scatta lo sciopero delle shopping ed è firmato “mamme della Lombardia“. Spese extra congelate e niente parrucchieri fino a quando non riapriranno le scuole. L’idea è di una mamma-project manager di Milano, Simona Frignani, con un figlio di 15 anni, ed è stata condivisa e tradotta in una lettera indirizzata al governatore Attilio Fontana dall’amica giornalista e mamma di un bambino di 8 anni, Rosaria Barrile. Da loro è partito il tam-tam, tramite chat dei genitori e via social. "Nella nostra casa non entrerà più neppure uno spillo acquistato nei negozi o su Amazon, fatta eccezione per generi alimentari e prodotti per pulizia della casa e della persona, fino a quando i nostri figli non rientreranno in classe – precisano nella missiva le “mamme lombarde per la scuola aperta“ (hanno coniato pure l’hashtag seguito dall’articolo 34 della Costituzione) –. Noi non vogliamo danneggiare l’economia, ma non permetteremo oltre che qualcuno in modo scellerato continui a danneggiare il futuro dei nostri figli. Chiediamo che la scuola venga riaperta, protetta e messa in sicurezza". E tra lavoro, cura dei figli e “Dad“ connessa "anche i capelli ce li sistemeremo da sole, come abbiamo fatto nel primo lockdown", ricordano.

«Che alla prima difficoltà si chiudano sempre prima le scuole ci pare una follia – spiega Simona Frignani –, le scuole sono sicure, ci sono regole, gli insegnanti stanno facendo miracoli. Che messaggio diamo ai nostri figli, che non hanno fatto neppure in tempo a salutare i compagni? Che la colpa di tutto è loro mentre possiamo andare ad assembrarci altrove e darci l’appuntamento al supermercato?". Di qui l’idea dello sciopero. "Sono finiti i ristori e la scelta più facile è chiudere le scuole – si chiede la mamma manager –? Non è un’azione contro le altre categorie, sappiamo la fatica che stanno facendo e io stessa, in zona gialla, vado al ristorante, a far compere o a visitare musei. Ma siccome la politica non capisce che la scuola è il primo bene essenziale, facciamo qualcosa per smuovere i “grandi“ toccando il portafogli. Quando le scuole sono aperte i piccoli negozi che vivono dell’indotto delle scuole lavorano. Così no: chiudendo le scuole si uccide il commercio di prossimità".«Non abbiamo bisogno di un nuovo look perché è l’istruzione a non dover mai passare di moda – si chiude così la missiva –. Ci rifiutiamo con i nostri acquisti di alimentare un modello che non condividiamo e che considera il cittadino sempre e solo come un bancomat. Ci rifiutiamo di alimentare il Paese dei saldi perenni, quello dove si igienizzano le cabine prova, mentre le aule e le palestre restano vuote. Caro Governatore, l’istruzione non è mai in svendita e neppure in Black Friday".