Il sottopasso di viale Lunigiana
Il sottopasso di viale Lunigiana

Milano, 18 aprile 2018 - Quel documento pare indirizzare la fine del giallo verso la più semplice e scontata degli epiloghi. Eppure il mistero dello scheletro ritrovato in viale Lunigiana troverà una soluzione definitiva soltanto con l’esito delle analisi condotte dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, l’esperta che ha seguito il caso di Yara Gambirasio e che dirige il centro specializzato Labanof (Laboratorio di antropologia e odontologia forense): sono oppure no i resti di Umberto Barresi, che oggi avrebbe 74 anni e che non dà notizie di sé dal lontano 1991?

Ripartiamo dall’inizio. Dall’alba di ieri, quando una clochard segnala al 112 la presenza di un mucchio di ossa umane in un ex deposito abbandonato delle Ferrovie al quale si può accedere dal tunnel che collega via Ferranti Aporti a via Sammartini: uno stanzone vuoto che contiene ancora i tubi del vecchio impianto di riscaldamento dello scalo ferroviario. Sul posto arrivano in prima battuta gli agenti delle Volanti, seguiti dai colleghi della Scientifica e della Squadra mobile, a cui sono affidati gli approfondimenti investigativi sulla vicenda. Sul luogo del rinvenimento, i poliziotti repertano una coperta, alcune bottiglie e del terriccio annerito verosimilmente da un rogo datato. E poi ecco spuntare una carta d’identità intestata all’uomo originario di Aidone, in provincia di Enna: sparito il 15 giugno 1991, di lui si era occupato la trasmissione tv «Chi l’ha visto?» nella puntata del 19 giugno 2009. Ecco la sua breve biografia, riportata sul sito del programma televisivo di Rai 3: «A causa di gravi problemi di schizofrenia manifestati fin dalla giovinezza, non aveva mai lavorato né si era mai formato una famiglia». E ancora: «Frequentemente viaggiava per treno e si sostentava attraverso la pensione dei genitori. Spesso si recava a Milano, dove soggiornava all’istituto Giovanni Ferrara per persone disagiate».

Segni distintivi, ormai inutili per l’identificazione: un metro e 64 centimetri di altezza e due cicatrici, una sul naso e una sulla guancia destra. Nessun segno di vita per più di 26 anni. Ora quello scheletro che potrebbe appartenere proprio a Barresi, anche se non è da escludere un’altra ipotesi, plausibile benché meno probabile: che il documento sia stato abbandonato lì chissà quando da uno dei tanti senzatetto che frequentano la zona. Una zona tutt’altro che inaccessibile, anzi è possibile che qualcun altro abbia notato in passato quello scheletro senza però dare l’allarme. Gli esami sui resti umani chiariranno ogni dubbio, a cominciare dal sesso della persona ridotta a un cumulo di ossa; da capire anche a quanto tempo fa risalga la morte e se sia avvenuta in maniera violenta o per cause naturali.