Primina della Scala
Primina della Scala

Milano, 5 dicembre 2018 - Melomani ma non solo all’anteprima di Attila, riservata a giovani under 30. Dopo essersi messi in coda all’agghiaccio per conquistare un biglietto, ieri hanno applaudito per dieci minuti consecutivi l’opera diretta dal maestro Chailly e dal regista Davide Livermore.

La più piccola è Irene, 9 anni, arrivata con la sorella Agnese di 16 dalla Catania: lo zio Alessandro ha fatto la coda per loro, facendo la staffetta con un amico. Eleonora Pucci sventola il biglietto numero 7: si era messa in fila sin nel pomeriggio, lo aveva fatto anche per l’Andrea Chénier. «E ne è valsa la pena – sorride – non ero molto convinta della trasposizione moderna e invece mi ha convinto tutto. Bellissime le voci, Odabella travolgente, bellissimi i costumi e le luci». Attila promosso. «Attila è stato il migliore, ma bravissimi tutti i protagonisti - sottolinea Marco Barsella che fra un anno si diplomerà direttore d’orchestra - mi aspettavo solo un preludio più spettacolare, ma nulla mi ha dato fastidio». Già si prepara a mettersi in coda per la Tosca. Lorenzo Ronco ieri sera ha festeggiato i suoi 22 anni alla Scala con un look retrò, con giacca, papillon, panciotto e cappello a cilindro. Non è una messinscena: «Adoro l’Ottocento, il secolo dei gentleman che univano stile e generosità d’animo». Il suo modello virile. Un vero appassionato, rimasto un po’ perplesso per la vena modernista adottata dalla regia di Davide Livermore: «Mi aspettavo un’interpretazione più rispettosa della tradizione». Marco Calderara, altro esperto, dissente. Quello di Livermore è «un modernismo ponderato che rispetta lo spirito dell’opera. La direzione di Riccardo Chailly? Una garanzia».

La baruffe lasciano piuttosto freddi i ragazzi che non si entusiasmano per la causa degli animalisti che condannano la presenza di un cavallo sul palco e neppure per l’allarme, lanciato dal sindaco di Cenate di Sotto, contro una presunta scena blasfema. Gabriele Calderone commenta: «Polemiche pretestuose, tanto più che sono nate prima della messa in scena». Come far scoprire la magia dell’opera fra i coetanei? Questa la questione. Marco Frigo, 24 anni, è fortunato perché la passione per la lirica l’ha ereditata dal padre ma dice: «Ho studiato storia della musica solo dall’università, a Lettere. Bisognerebbe iniziare a farlo molto prima a scuola». Per Elga Acerno, 26 anni, per provare l’emozione del teatro non bisogna per forza essere esperti: «Per me è la prima volta. Tra esecuzione, melodia, scenografia, costumi e allestimento, impossibile non trovare qualcosa che emozioni». Ma non succede sempre. Il sovrintendente Alexander Pereira ha raccontato ai giornalisti di quando sua madre lo portò a vedere la Valchiria di Wagner: «Avevo cinque anni, ho dormito per tutto lo spettacolo - confessa -. Da allora però non ho più chiuso gli occhi. Dobbiamo continuare a portare i giovani e i bambini alla Scala». Lunga vita alle Primine.