Alessandro Mahmud, in arte Mahmood, davanti alle Colonne di San Lorenzo (Foto dai social)
Alessandro Mahmud, in arte Mahmood, davanti alle Colonne di San Lorenzo (Foto dai social)

Milano, 12 febbraio 2019 -  «L'incanto, la magia, l’essenziale ha il tuo nome: Mahmood. Grazie Ale». Nessuna firma, ma ad addolcire le parole c’è un cuore. È il messaggio appeso sul portone di casa di Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood, il 27enne rapper italo-egiziano cresciuto all’ombra delle Torri bianche del Gratosoglio, vincitore del 69° Festival di Sanremo. Nel suo quartiere c’è aria di festa mentre nel bar di famiglia in via Baroni la tv è sempre sintonizzata sui servizi che parlano della kermesse. «Un trionfo».

Il cugino Francesco Frau lo ricorda, bambino: «Siamo cresciuti insieme. Io conosco le difficoltà che ha affrontato, le porte chiuse di fronte alle quali non si è mai arreso. Questo è un bellissimo traguardo per tutto il quartiere». Il quartiere. Gratosoglio, estrema periferia sud. Che grazie alla musica di Mahmood ora è sulla cresta dell’onda. E chissà che la spinta delle note non porti la riqualificazione attesa, magari a cominciare dalla piazza «senza nome» che avrebbe dovuto chiamarsi piazza Allegria in onore di Mike Bongiorno ma che resta ancora anonima, con poche luci accese tra i negozi sfitti. «Sarò molto contento se Mahmood verrà a Palazzo Marino. E sarò ancor più contento se riusciremo a fare un evento per i ragazzi milanesi», al Gratosoglio. È l’invito che il sindaco Giuseppe Sala ha lanciato domenica. La risposta? Ancora non c’è. «Stiamo parlando di un artista che ha appena vinto il festival di Sanremo», puntualizza al telefono chi gli è vicino in questi giorni frenetici. «Soldi, il suo brano, è al primo posto in tutte le classifiche», seconda puntualizzazione, riportata nero su bianco anche in una nota ufficiale. Come a dire che è ancora presto per pensare al dopo, a Milano e alla sua Gratosoglio. Mahmood sta ancora raccogliendo i frutti della vittoria.

A Milano, intanto, i suoi maestri ricordano il cammino percorso. «A colpirmi subito fu il suo talento: Mahmood è dotato di grande musicalità. Ha una grande capacità di raccontarsi attraverso il suono con una tecnica vocale molto raffinata», sottolinea Franco Mussida, che ha diretto e fondato il Cpm Music Institute dove Mahmood ha studiato per due anni. «È stato lui a sceglierci. Dal 2012 al 2014 ha seguito il Bachelor di Canto con Tommaso Ferrarese, Andrea Rodini, Massimo Colombo e altri docenti. In quel periodo ha partecipato a X Factor». E che ragazzo è, Mahmood? «Tranquillo, educato, sopra le righe quanto basta. È come lo si vede sul palco: sereno ma pieno di emozione dentro. A sostenerlo è proprio la sua grande musicalità e sono sicuro che il pubblico lo premierà, al di là di ogni polemica. Si ritaglierà uno spazio nella musica popolare come rappresentante della realtà giovanile odierna». Ne sottolinea anche l’umiltà: «Venne qui a parlare coi ragazzi dopo la prima esperienza sanremese nel 2016. Allora era stato preso a Sanremo ma non andò avanti: ai ragazzi ha detto di restare ancorati ai loro sogni. Lui così ha fatto ed è riuscito a coronare il suo».