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5 mag 2022

Aereo precipitato a San Donato: la cloche bloccata da un’anomalia

Nell’incidente morirono otto persone. Dalla perizia in Canada la prima risposta sulle cause

5 mag 2022
anna giorgi
Cronaca
In alto: Dan Petrescu, l’imprenditore romeno morto ai comandi del suo aereo a San Donato. Con lui non ebbero scampo moglie, figlio e amici di famiglia. A lato: l’intervento del vigili del fuoco
In alto: Dan Petrescu, l’imprenditore romeno morto ai comandi del suo aereo a San Donato. Con lui non ebbero scampo moglie, figlio e amici di famiglia. A lato: l’intervento del vigili del fuoco
In alto: Dan Petrescu, l’imprenditore romeno morto ai comandi del suo aereo a San Donato. Con lui non ebbero scampo moglie, figlio e amici di famiglia. A lato: l’intervento del vigili del fuoco
In alto: Dan Petrescu, l’imprenditore romeno morto ai comandi del suo aereo a San Donato. Con lui non ebbero scampo moglie, figlio e amici di famiglia. A lato: l’intervento del vigili del fuoco

Milano -  Potrebbe essere stata una "avaria tecnica", specificamente il blocco della barra di comando dell’aereo ad impedire al pilota di gestire la traiettoria del velivolo. E il blocco sarebbe stato generato da un malfunzionamento della "cloche", secondo la più recente perizia arrivata sul tavolo della procura. Gli ultimi minuti del volo, prima dello schianto, non sarebbero stati gestibili da parte del pilota che avrebbe perso definitivamente il controllo dell’aereo senza riuscire più a raddrizzare la rotta. Nell’incidente dello scorso 3 ottobre hanno perso la vita otto persone, tra cui un bimbo di due anni.

Ai comandi dell’aereo da turismo, di cui era proprietario, c’era l’imprenditore romeno Dan Petrescu, uno degli uomini più ricchi della Romania con un patrimonio stimato in 3 miliardi di euro. Con lui a bordo dell’aereo c’era anche la sua famiglia: la moglie Regina Dorotea Balzat Petrescu di 65 anni con cittadinanza francese e il figlio di 30 anni, Dan Stefan, nato a Monaco di Baviera. Le altre vittime erano amici di famiglia: l’italiano Filippo Nascimbene, di 32 anni e originario del Pavese, la moglie Claire Alexandrescou, cittadina francese, e il figlio di appena due anni Raphael. Infine la nonna del piccolo, Miruna Anca Wanda Lozinschi, e un amico del figlio dell’imprenditore, il canadese Julien Brossard. Erano partiti da Milano con direzione Olbia: in Sardegna li attendeva la madre dell’imprenditore.

Le cause dell’incidente avrebbero dovuto essere svelate dall’analisi delle scatola nera. Recuperata pochi secondi dopo la tragedia, pubblici ministeri, consulenti tecnici e avvocati avevano però dovuto prendere atto che i dati trovati in memoria erano fermi a molti mesi prima. Solo i dati della scatola nera avrebbero potuto rivelare in poco tempo quanto accaduto all’aeroplano prima dello schianto: tutte le manovre fatte dal pilota e le possibili anomalie dei comandi, oltre a quanto era stato detto in cabina. Si è reso quindi necessario percorrere una strada investigativa diversa, purtroppo molto più lunga, perché gli investigatori hanno escluso di archiviare il caso, almeno non prima di avere tentato tutte le piste per stabilire la verità sull’incidente. La procura aveva nominato il professore Marco Borri, ingegnere del dipartimento di Scienze e tecnologie aerospaziali del Politecnico, come consulente ed esperto in materia. Altri periti nominati dalle parti hanno studiato la dinamica, la traiettoria e hanno simulato il decollo e il volo.

I resti del motore sono stati quindi inviati e analizzati in Canada, dove ha sede la società produttrice dell’ultraleggero. I superperiti della casa madre di costruzione nella simulazione plastica del volo hanno rilevato questa anomalia della cloche, come possibile causa della perdita del controllo e dello schianto. L’avaria tecnica è ritenuta quindi, al momento la causa principale dell’incidente costato la vita all’intera famiglia.

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