Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora
Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora

Milano, 9 febbraio 2015 - Sono state depositate le motivazioni delle sentenze in Appello del processo Ruby bis a carico di Lele Mora, Nicole Minetti ed Emilio Fede. Secondo i giudici nel corso del processo si sono incontrati "una confluenza di elementi di prova (..) assolutamente compatti e di univoco significato" sul «carattere remunerativo delle prestazioni, che in vario modo le ospiti» ad Arcore "offrivano a Berlusconi, e della natura di tali prestazioni". Come risaputo fra queste si trovava anche Ruby "rubacuori", da cui prende il nome il processo. Si è dimostrato «inequivocabilmente che Karima El Mahroug aveva trovato il modo di realizzare il suo sogno di vivere nel lusso (...), svolgendo l'attività di prostituta o di 'escort'. La stessa attività» che la giovane marocchina «ha svolto anche con Silvio Berlusconi».

Lo scrivono i giudici della Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni alla sentenza con cui hanno condannato l'ex agente dei vip Lele Mora a sei anni e un mese, il giornalista Emilio Fede a quattro anni e dieci mesi e l'ex consigliera regionale Nicole Minetti a tre anni per i reati a vario titolo di induzione e favoreggiamento della prostituzione. Secondo le toghe "quello imperniato sulle serate ad Arcore e sui rapporti tra giovani donne e Silvio Berlusconi era un sistema prostitutivo, contrassegnato dalla corrispettivita' della dazione di denaro o altra utilita' rispetto alla prestazione sessuale".

UNA COMPETIZIONE - "Il corrispettivo più ingente derivava dall'intrattenimento notturno, quando la/le prescelte potevano trascorrere la notte con il presidente, al punto da scatenare in questa prospettiva una vera e propria competizione per assicurarsi 'il privilegio' e la ricompensa maggiorata". Il dato è sottolineato dai giudici della terza corte d'appello. Nel documento, la corte afferma che i festini di Arcore inquadravano una situazione di prostituzione a causa del "contesto retributivo che contrassegnava i rapporti delle giovani donne con Silvio Berlusconi: le prestazioni, anche quelle minori di tipo 'pubblico' che avvenivano nel "bunga bunga", secondo il modulo descrittivo ormai noto, ricevevano una ricompensa commisurata, sempre, sempre rimessa alla discrezionalità del padrone di casa, che consegnava le buste contenenti le banconote di tagli pressoché costante". «Il rituale» del bunga bunga, che andava in scena durante le serate nella residenza milanese dell'ex premier, «prevedeva una sorta di immancabile congedo tra le partecipanti alle feste» in cui «il padrone di casa (...) elargiva somme di denaro di vario importo, consegnate attraverso una busta, ove erano riposte banconote del taglio di euro 500», con «modalità ripetitiva e costante, sino a rappresentare una sorta di copione conosciuto e collaudato».

STILE SPREGIUDICATO - «Il linguaggio, talora sboccato e disinibito, sintomatico di uno stile di vita spregiudicato e disinvolto» da parte delle ospiti ad Arcore «non lascia spazio a dubbi di sorta: la partecipazione alle serate, con tutto ciò che comportava al fine di divertire e sollecitare l'eccitazione sessuale del padrone di casa» e cioè Berlusconi, «erano il 'servizio' reso per conseguire denaro e altre utilità, e che solo a queste condizioni e a questo scopo veniva reso». Si legge nelle motivazioni del processo d'appello Ruby 'bis'.

RUBY - Secondo quanto ricostruito Ruby si è resa protagonista di "comportamenti sessuali finalizzati al soddisfacimento della libidine sessuale del destinatario" Silvio Berlusconi che l'ha ricompensata "con ampie elargizioni di denaro". Lo sottolineano i giudici della Terza Corte d'Appello di Milano. Il collegio presieduto da Arturo Soprano non ha dubbi: Ruby "è una delle ragazze che frequentavano le cene di Arcore e come le altre è stata disponibile a compiacere il padrone di casa con la propria disponibilità fisica, in cambio di generose dazioni di denaro o altro".

L'ETA' DI RUBY - Anche "se ci sono elementi che permetterebbero di ritenere che l'imputato Fede avesse conoscenza della minore eta' di Ruby", "manca la prova" della consapevolezza da parte del giornalista del fatto che Ruby avesse meno di 18 anni. Lo riportano i giudici spiegando la ragione per cui hanno assolto Fede dall'imputazione di favoreggiamento della prostituzione minorile. In particolare, i giudici sottolineano che prima del 14 febbraio 2010, data d'ingresso della giovane marocchina ad Arcore, "non risultano contatti telefonici tra l'imputato e Ruby"

Ad ogni modo, "esisteva un accordo collaudato da anni tra Mora e Fede per il quale Mora proponeva a Fede ragazze da portare alle serate di Arcore". Per i giudici ci sono «le prove che dimostrano che la collaborazione» tra il giornalista e l'ex talent scout «per favorire la prostituzione di ragazze» ad Arcore «era un'attività sistematica e ripetitiva».

IL RUOLO DI NICOLE MINETTI - L'ex consigliere regionale Nicole Minetti aveva il compito di "alimentare e mantenere il circuito prostitutivo" di Arcore, attraverso "mansioni di tipo essenzialmente organizzativo", soprattutto perché godeva dell'"incondizionata fiducia" di Silvio Berlusconi. Ad Arcore, si legge nel provvedimento, la Minetti "non è sul piano di tutte le altre", perché "partecipa alle serate ma non necessariamente pretende o si aspetta una ricompensa"Il collegio presieduto da Arturo Soprano le ha concesso le attenuanti generiche condannandola soltanto per il reato di favoreggiamento della prostituzione delle "papi-girls". L'ex igienista orale di Berlusconi si è vista ridurre la condanna da 5 a 3 anni.

INQUINAMENTO PROBATORIO - Secondo i giudici del processo Ruby bis, fu messo in atto "un inquinamento probatorio" in difesa di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori. Sembra un'anticipazione del Ruby ter un passaggio delle motivazioni al verdetto di condanna in appello per Mora, Minetti e Fede. In particolare, i giudici evidenziano che l'interrogatorio dell'avvocato Luca Giuliante a Ruby, nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010, "si e' svolto in violazione dell'articolo 391 bis" (ndr, quello che disciplina le investigazioni difensive). Per i giudici di secondo grado, infatti, quell'interrogatorio "non e' stato finalizzato ad acquisire notizie sui fatti addebitati a Mora, cliente dell'avvocato Giuliante, ma ad assumere informazioni su quanto la ragazza aveva detto in sede di interrogatorio ai pm (...) al fine di consentire al reale interessato all'attivita'  investigativa, Silvio Berlusconi, di valutare come impostare la propria strategia difensiva".

«Inequivoco e incontestato è poi il fatto che» Ruby «ricevesse soldi da Berlusconi, prima in corrispettivo delle prestazioni ottenute, poi per comperare il suo silenzio».