Manifestazione di protesta dei parenti degli ospiti del Pio Albergo Trivulzio
Manifestazione di protesta dei parenti degli ospiti del Pio Albergo Trivulzio

Milano - Nella lunga indagine sulla "strage dei nonni", i settecento anziani morti, quasi tutti di Covid, nelle Rsa lombarde, c’è da ieri un primo punto fermo su cui i pm trarranno le loro conseguenze giuridiche. È stata depositata una relazione di 25 pagine scritta dal pool dei nove superconsulenti nominati dalla Procura che analizza le condotte dei manager e dei medici nella gestione dei pazienti al’interno delle Rsa. Una gestione che potrebbe avere risvolti giuridici importanti, qualora i pm e l’aggiunto Tiziana Siciliano decidessero che le condotte integrano gli estremi di un reato. 

Per ora sono state analizzate quattrocento cartelle cliniche, la relazione completa sarà depositata il 19 marzo, con gli allegati. Poi ci sarà la valutazione dei pm e l’eventuale incarico ad altri periti per approfondimenti. Nell’indagine sul Pio Albergo Trivulzio per epidemia colposa, omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza sono più di cento le parti offese, per ora sono indagati il direttore generale Giuseppe Calicchio e la struttura per violazione della legge 231 sulla responsabilità degli enti.

Le indagini, oltre le linee di responsabilità generale, proseguiranno poi sui singoli casi. Di molti pazienti morti le autopsie non sono state fatte su decisione del procuratore capo Francesco Greco: non era possibile a marzo e nemmeno ad aprile dello scorso anno, serviranno quindi altre perizie sulle cartelle cliniche, fatte da medici esperti, per attribuire con certezza al Covid il decesso di questi pazienti. Intanto, nei mesi scorsi sono proseguite le audizioni di testimoni nelle indagini, tra cui operatori, infermieri e familiari degli anziani, ma anche funzionari regionali e dell’Ats. Gli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza hanno effettuato una ricostruzione analitica dei documenti sequestrati in perquisizioni ed acquisizioni per mettere in fila ed analizzare le delibere regionali, le comunicazioni con l’Ats e le disposizioni impartite da quest’ultima alle singole case di riposo. ​E per verificare, infine, come queste siano state recepite dalle Rsa.

Uno dei tanti fronti delle indagini ha riguardato il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione, anche perché nelle varie denunce di operatori e sindacalisti è stato indicato che in alcuni casi gli stessi responsabili o vertici delle strutture, tra cui ad esempio anche il dg Calicchio, avrebbero dato disposizioni di non usare le mascherine, a volte anche minacciando gli infermieri. Gli investigatori hanno accertato anche quali erano le disposizioni nazionali e regionali sull’uso di tute e mascherine nelle prime fasi dell’emergenza, le più critiche, tenendo conto anche che le Rsa non sono strutture sanitarie, ma sociosanitarie.