L’ultimo controllo in via Sant’Arialdo è stato effettuato il 29 agosto da carabinieri e polizia locale
L’ultimo controllo in via Sant’Arialdo è stato effettuato il 29 agosto da carabinieri e polizia locale

Milano, 11 settembre 2018 - Il conto sale drammaticamente. E in nove mesi ha raggiunto il triste numero del 2017, quando tra Milano e provincia erano morte sei persone. Nel 2018 siamo già arrivati alla stessa cifra di decessi per overdose di droga, cocaina in un caso ed eroina nei restanti cinque. L’ultimo episodio si è verificato nella tarda mattinata di ieri sulla spianata di via Orwell, la zona di spaccio alternativa al boschetto di via Sant’Arialdo e da qualche tempo meno frequentata per via del muro anti-pusher tirato su lungo i binari dell’Alta velocità: i soccorritori del 118 hanno provato a rianimare un 25enne di origine ucraina, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare; il giovane è giunto cadavere al pronto soccorso del Policlinico. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti delle Volanti per approfondire le indagini sulle cause della morte, anche se paiono esserci pochissimi dubbi: a stroncare il 25enne è stata una dose di eroina, alcuni testimoni hanno confermato che poco prima il giovane aveva assunto stupefacenti.

Un'altra croce piantata a Rogoredo. L’ennesima dimostrazione che l’emergenza è ancora in atto, nonostante gli sforzi quotidiani delle forze dell’ordine e l’impegno dell’amministrazione a riqualificare il parco con l’aiuto di Italia Nostra. L’area di spaccio si è ridotta sensibilmente rispetto al recente passato («Almeno del 50-60%», spiega un investigatore esperto), ma l’attività dei pusher non si è mai interrotta; anche perché il flusso dei clienti è continuo, un centinaio all’ora in coda per la dose. L’ultimo blitz in ordine di tempo risale al 29 agosto, quando i carabinieri della Compagnia Monforte e gli agenti della polizia locale hanno passato al setaccio il boschetto: 52 assuntori controllati, un denunciato per inosservanza del divieto di permanenza in Italia; poi l’intervento delle ruspe dell’Amsa per buttare giù una decina di baracche, le postazioni degli spacciatori fornite di sedie, tavolini, bilancini di precisione e cellophane per confezionare le singoli dosi.

Di azioni del genere ce ne sono ogni settimana, sotto il coordinamento del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in Prefettura; eppure a Rogoredo si continua a morire. Lo scorso 22 gennaio, il primo cadavere rinvenuto dai militari del Radiomobile: overdose fatale a un 30enne. Il 28 marzo, altro morto, stavolta in via Simoni a Quarto Oggiaro: il corpo del tunisino Mohamed Overfelli, 51 anni, viene ritrovato all’interno della sua auto, con una siringa a pochi centimetri. Il giorno dopo, siamo ancora in via Sant’Arialdo: Daniele B., 45enne originario della sarda Carbonia, viene stroncato da un malore provocato dall’assunzione della cocaina appena acquistata. Il 21 giugno, viene ritrovato un 39enne in un albergo in zona Santa Giulia. Nella notte tra il 2 e il 3 agosto, infine, il decesso di un 40enne italiano, morto dopo una vita passata a cercare (invano) di disintossicarsi. Ieri il numero è salito ancora.