Le due piazze di spaccio tra il boschetto di via Sant’Arialdo e la cascina di via Orwell
Le due piazze di spaccio tra il boschetto di via Sant’Arialdo e la cascina di via Orwell

Milano - Una piazza di spaccio alternativa. In concorrenza con la famiglia Mansouri, per anni egemone a Rogoredo e più volte coinvolta in blitz e inchieste. A metterla su, alla fine del 2018, due pregiudicati italiani di 23 e 29 anni, P.S. e M.V. : il primo si occupava di procurare eroina e cocaina da smerciare tra il boschetto di via Sant’Arialdo, l’ex cascina Palma di via Orwell e il tunnel di via Impastato; il secondo teneva i contatti con i fornitori e gestiva il denaro. E poi c’era il quarantunenne albanese L.G., che, "grazie al suo excursus criminale legato agli stupefacenti e all’amicizia con i vertici del sodalizio", era riuscito a ritagliarsi "il ruolo di supervisore": era lui ad arrivare per primo, a controllare che tutti rispettassero i turni, a informare M.V. di qualsiasi problema.

La fotografia , scattata dalla polizia tra la fine del 2018 e l’estate del 2019, è tornata d’attualità due giorni fa, quando gli agenti dell’Investigativa del commissariato Mecenate, guidati dal dirigente Salvatore Anania e dalla vice Annalisa Stefani, hanno arrestato i due presunti capi, il factotum e sette pusher a valle dell’indagine "Bilancia albanese": sette sono finiti in carcere e tre ai domiciliari, come disposto dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Tiziana Gueli su richiesta del pm Andrea Fraioli. A tutti è stata contestata l’associazione a delinquere, "emergente in maniera limpida – l’interpretazione del giudice – dalle conversazioni tra gli stessi indagati, oltre che dalle dichiarazioni degli acquirenti e dai sequestri operati in alcune occasioni".

Sono stati proprio alcuni tossicodipendenti a raccontare ai segugi di via Quintiliano dell’esistenza di "una nuova piazza di spaccio con un notevole giro d’affari" e dei prezzi più bassi rispetto ai competitor (15 euro per grammo di eroina invece di 20 e 75 anziché 80 per la cocaina). Dopo aver individuato i sospettati, gli investigatori hanno avviato le intercettazioni telefoniche, captando dialoghi a dir poco eloquenti e sempre incentrati sulla vendita di droga, seppur con linguaggio criptico: "Ma l’hai finita la brutta, quella che ti era avanzata?", la domanda del capo a un cavallino, intendendo per "brutta" l’eroina (la "bella" era la cocaina).

A fine giornata, si spartiva il ricavato: "Poi li ha ricontati ed erano 180 in carta e 10 in moneta". L’organizzazione poteva far leva su "una disponibilità importante per l’eroina, di almeno 50 se non 100 grammi giornalieri"; e i guadagni si aggiravano "sulle migliaia di euro al giorno", con una piccola parte per i pusher (100-200 euro o poche decine di euro e le dosi per "farsi"). Nel luglio del 2019, la banda ha interrotto l’attività "per mancanza di liquidità deputata all’acquisto di stupefacente"; ed è stato in quei giorni che P.S. e il ventitreenne Y.A. hanno rapinato la filiale Bper di corso Lodi 101 (sono stati ammanettati per quel reato nel febbraio scorso), prendendo in ostaggio i dipendenti per quaranta minuti e portando via quasi 50mila euro.

Nel corso dell’indagine, alcuni dei componenti dell’associazione sono stati arrestati in flagranza: è il caso, ad esempio, del ventinovenne C.P., a cui all’epoca furono sequestrati anche un fucile mitragliatore e un revolver modificato (segno che la gang aveva disponibilità di armi, da usare contro eventuali rivali). Ovviamente, le operazioni di smantellamento delle piazze di spaccio al boschetto, entrate nel vivo proprio nel 2019 grazie al piano della Prefettura "L’unione fa la forza", ha creato non pochi problemi ai pusher di "Bilancia albanese", che, a differenza di quelli migrati verso San Donato, si erano spostati da tempo al Corvetto. Fino all’altro giorno.