Mauro Palau Giovannetti allontanato dal tribunale qualche anno fa

Milano, 1 novembre 2017 - Solo nel 2017 si contano ben sette pronunciamenti della Cassazione su ricorsi presentati da Mauro Palau Giovannetti; e in altrettanti casi il suo nome spunta come precedente citato dai giudici. Definire un habituè delle aule di Tribunale l’imprenditore milanese suonerebbe eufemistico, visto che lui stesso si vanta, in varie autobiografie consultabili on line, di essere stato coinvolto in «750 procedimenti penali»; in altre invettive contro la magistratura «corrotta», il numero scollina quota mille.

Lui si definisce un martire della "massomafia" che governerebbe l’Italia, ma per le sentenze è un calunniatore seriale di togati, nonché il responsabile del fallimento dell’azienda di famiglia di auto d’epoca Classic Cars Co: in totale, da cumulo pene, fanno 9 anni, 9 mesi e 25 giorni di carcere da espiare. Da due anni era ricercato, braccato dai carabinieri della Catturandi su mandato dell’Ufficio esecuzioni penali della Procura. La caccia dei militari, coordinati dal capitano Marco Prosperi, si è conclusa sabato ad Atene: il 65enne è stato bloccato con l’ausilio degli agenti dell’Antiterrorismo greco e dell’Interpol all’interno dell’aeroporto, dov’era andato ad accompagnare la compagna in partenza per la Svizzera. Il latitante, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si era trasferito nei pressi di Glyfada, sobborgo della capitale ellenica affacciato sul mare.

Non uno sprovveduto: utilizzava schede telefoniche intestate a terzi, frequentava solo persone fidate e adottava cautele degne dei «contropedinamenti» in voga negli anni di piombo; e in effetti sono agli atti frequentazioni e contatti con l’area eversiva della sinistra extraparlamentare. Ora è in carcere, e ci resterà per un pezzo. Fondatore nel 1994 del "Movimento per la giustizia Robin Hood", è lui stesso, sul web, a produrre un elenco dettagliato delle sue condanne: 4 mesi nel 1999 (resistenza) per aver colpito un maresciallo col bastone di una bandiera; un anno nel 2000 (oltraggio) per aver definito «il Tribunale un’associazione a delinquere peggiore dell’associazione di stampo mafioso-istituzionale»; 2 anni nel 2003 (calunnia) per aver denunciato «pur sapendoli innocenti, una pluralità di avvocati ed esercenti la professione legale di reati di infedele patrocinio e di abusivo esercizio della professione»; 6 mesi nel 2006 (oltraggio) per aver affermato in udienza che «il giudice tiene bordone all’Aler, da cui si fa scrivere le ordinanze». E la lista potrebbe continuare. Nei suoi scritti chilometrici, Palau si paragona a Danilo Dolci e Giuseppe Mazzini e cita Socrate e Nelson Mandela. Di certo l’umiltà non è tra le sue doti più spiccate.