Roberto Formigoni
Roberto Formigoni

Milano, 23 febbraio 2019 - Alle 9.30 di ieri mattina il sostituto procuratore generale di Milano, Antonio Lamanna, ha firmato l’ordine di esecuzione della pena per l’ex governatore lombardo Roberto Formigoni: 5 anni e dieci mesi inflitti dalla Cassazione due giorni fa per la vicenda Maugeri-San Raffaele. Incaricati di fare eseguire l’ordine, i carabinieri, che si sono presentati nell’ultimo domicilio del Celeste, zona Sempione. Appena prima però, Formigoni si era costituito, anche per evitare i fotografi sotto casa. L’ex governatore è arrivato in carcere a Bollate a bordo di una Bmw grigia, accompagnato dai suoi legali storici Mario Brusa e Luigi Stortoni: seduto sul sedile posteriore, vestito con un cappotto scuro, è entrato senza fermarsi e si è poi avviato a piedi verso l’ingresso.

In quell'istante esatto è finita la libertà di un uomo che è stato tra i più potenti della Lombardia per 18 anni. Poi l’auto con la quale è arrivato e i suoi legali si sono allontanati. Gli operatori del carcere hanno riferito che Formigoni è apparso «sereno» e «tranquillo» e, come ogni nuovo arrivato, si è sottoposto ai colloqui tra cui quello con un educatore incaricato di capire se, in base alle condizioni psicologiche, ci siano misure particolari da adottare per la sua salute. Nella tarda serata di ieri erano ancora in corso le valutazioni per stabilire quale fosse la cella più adatta, considerando soprattutto la compatibilità con i compagni con i quali dovrà dividere uno spazio ristretto.

Nello stesso carcere modello scontano la pena Alberto Stasi, condannato per il delitto di Garlasco, Alexander Boettcher, per le aggressioni con l’acido, e Rosa Bazzi e Olindo Romano, considerati gli autori della strage di Erba. Intanto già ieri pomeriggio è arrivata la prima contromossa dei legali: un’istanza al pg Lamanna per chiedere la sospensione dell’ordine di esecuzione della pena e la possibilità di scontare la condanna ai domiciliari. Questa ipotesi, secondo gli avvocati Brusa e Stortoni, sarebbe possibile perché la legge “spazzacorrotti”, che ha aperto le porte del carcere all’ex governatore a quasi 72 anni di età, è entrata in vigore dopo i fatti contestati e quindi, per la difesa, non può avere un valore retroattivo.

La Procura generale ha anticipato che darà parere negativo e che, sollevando un incidente di esecuzione, dirotterà la decisione alla Corte d’Appello, la stessa che a settembre aveva condannato in secondo grado Formigoni e anche Costantino Passerino, ex direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, già a Bollate. Se la Corte d’Appello dovesse respingere la richiesta dei domiciliari, gli avvocati Brusa e Stortoni potrebbero sollevare un’eccezione di costituzionalità sulla “spazzacorrotti”, che equipara i reati di mafia a quelli contro la pubblica amministrazione, considerata discutibile per le finalità rieducative della pena e i diritti dei detenuti.