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16 mar 2022

"Rinascere si può Abbiate cura di voi"

Ventisei anni, è stata aiutata dall’associazione Animenta "Ho sofferto per le parole velenose di chi non mi capiva"

Madia Legrottaglie con Aurora Caporossi, fondatrice dell’Associazione Animenta
Madia Legrottaglie con Aurora Caporossi, fondatrice dell’Associazione Animenta
Madia Legrottaglie con Aurora Caporossi, fondatrice dell’Associazione Animenta

"Non ero mai soddisfatta. Avevo dei chili in più, li ho persi, e anche all’estremo opposto non stavo bene. Ero sempre inquieta, sentivo ferite invisibili. Il fatto che altri non le vedessero, e che mi facessero sentire “sbagliata“, persino “ingiusta“ nei confronti dei miei genitori perché a detta di queste persone io non ero “malata“, mi ha fatto stare sempre peggio. Sono rinata entrando in contatto con l’associazione Animenta. Ora sono quasi uscita dal tunnel e mi sono messa a disposizione per aiutare altre ragazze in difficoltà". Madia Legrottaglie ha 26 anni, è originaria della Puglia e vive a Milano da 7 anni. "Sono finita nel tunnel dell’anoressia. Ma finalmente ora vedo la luce".

Quando si è resa conto di avere un disturbo dell’alimentazione?

"Lavoro nel mondo della moda, mi sono laureata in Fashion styling. Ho sempre voluto esprimere la mia creatività ma non mi sentivo a mio agio nel mio corpo. Così ho perso molti chili. Se per esempio ero a un evento, indaffarata, mentre le protagoniste si preparavano, pensavo che sarei stata impegnata tutto il giorno e che avrei potuto saltare il pranzo, “giustificata“. Tengo però a dire quanto sia sbagliato pensare che modelle e anoressia sia un binomio indissolubile: ho conosciuto tantissime ragazze che hanno un rapporto sano con il cibo. Ero io a non essere mai soddisfatta di me".

Che cosa l’ha fatta soffrire di più?

"Le parole di certa gente. Sono state come veleno. Io soffrivo per questo mio malessere interiore e c’era chi diceva non fossi malata. Si rivolgeva a me come se volessi dare un ulteriore dispiacere ai miei genitori, che vivevano un momento duro. Ma io ero solo una ragazzina (ho iniziato anni fa a stare male) e mi sentivo ancora più sola".

Da quanto tempo vive a Milano?

"Da 7 anni. Mi sono trasferita a studiare dopo le scuole superiori".

Come ha fatto a trovare una via d’uscita dal “tunnel“?

"Lo scorso dicembre sono entrata in contatto con l’associazione Animenta (fondata a Roma da Aurora Caporossi, ventiquattrenne che a sua volta ha sofferto di disturbi alimentari e che ha creato una rete in tutta Italia, ndr) e ho subito capito di aver trovato l’aiuto che cercavo. Mi sono sentita capita, avvolta da solidarietà femminile. Penso non sia un caso che io mi sia fidata di ragazze e donne: in questi casi scatta la “sorellanza“, la solidarietà femminile. Io mi sarei dovuta laureare a breve e ho deciso di non comprare le bomboniere ma di destinare il budget all’associazione. Così è nata la nostra “storia d’amore“".

Ora è volontaria per questa associazione?

"Sì. Non ho ancora finito il mio percorso di rinascita ma voglio aiutare altre ragazze. Penso che l’esperienza di chi ha provato le stesse emozioni e si è trovata ad affrontare lo stesso problema possa essere preziosa. Fondamentale è l’aiuto di specialisti, da medici a psicologi a personale competente, ma anche il confronto con chi ha già vissuto l’incubo può fare la differenza".

M.V.

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