Rider in superstrada
Rider in superstrada

Milano, 18 ottobre 2019 - Sfidano il codice della strada ma soprattutto sfidano la vita: non per vantarsi sui social ma per velocizzare le consegne. Sono i rider che si immettono di giorno sulla superstrada Milano-Meda, in direzione Como, al confine fra Milano e Cormano, per recuperare il cibo in un famoso fast food e portarlo a domicilio: un tratto di strada vietato alle biciclette. Abbiamo immortalato più di un «glover», come si fanno chiamare i fattorini della piattaforma Glovo, diretti al McDonald’s di viale Rubicone. Siamo nel tratto compreso fra il punto dove si origina la superstrada - viale Enrico Fermi - e lo svincolo di interscambio a Cormano della A4. I due chilometri preliminari sono chiamati viale Rubicone, classificata come strada urbana di scorrimento con limite di velocità a 70 chilometri orari. Lì sorgono due McDrive: uno raggiungibile dal retro anche coi mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta.

E l’altro dalla parte diametralmente opposta, in direzione Meda, accessibile alle auto o alle moto dalla superstrada. Le bici potrebbero usare una stradina dietro il guardrail, a quanto pare scomoda e snobbata dai fattorini. Gli operai della consegna, per procedere più velocemente, preferiscono andare direttamente sulla superstrada. Ignorando i due cartelli dallo sfondo blu che veicolano lo stesso messaggio: le biciclette non possono andare lì. All’ingresso della bretella chi pedala avrebbe dovuto accorgersi del segnale blu con la macchina frontale che segnala il divieto di ingresso ai mezzi non motorizzati. Il concetto è ribadito qualche metro più avanti da un altro cartello, sempre a sfondo blu, con la cifra «40». Sta ad indicare che il limite minimo di velocità è di 40 chilometri orari, negando il transito ai veicoli che non siano in grado di osservare la prescrizione. Con la decisione di voler proseguire, il rider ha messo a rischio la sua incolumità.

Sul tema della sicurezza stradale dei lavoratori-ciclisti si è già aperta una riflessione. Rientra negli obiettivi dell’inchiesta sul fenomeno dei ciclofattorini, aperta nelle scorse settimane e coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano del dipartimento «ambiente, sicurezza, salute, lavoro» e dal pm Maura Ripamonti. Questa indagine pilota, la prima del genere in Italia, ha anche attivato un monitoraggio degli incidenti stradali dei rider, con la possibilità di valutare le responsabilità penali a carico dei datori di lavoro. Un altro punto decisivo è la volontà di far luce su eventuali violazioni delle norme igienico sanitarie: proprio ieri l’inchiesta pubblicata su Il Giorno ha messo in evidenza che ci sono zaini termici che vengono legati alle rastrelliere o ai pali della luce, fra Stazione Centrale, Porta Genova o Porta Romana, abbandonati lì per ore, per tutta la notte o per il solo tempo di un ritiro. «Cubotti» per pizza e sushi che vengono appoggiati sull’asfalto, alla mercé della pioggia e soprattutto della sporcizia della strada. Con buona pace del più comune senso di igiene.