Passeggeri su un filobus a Milano
Passeggeri su un filobus a Milano

Milano - Partire dal tetto anziché dalle fondamenta: questo hanno fatto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il Comitato Tecnico Scientifico nazionale sul tema della riaperture delle scuole dal 26 aprile. Dall’inizio della pandemia ad oggi, le famiglie si sono sentite dire che gli istituti scolastici dovevano rimanere chiusi non tanto perché fossero centri di primo contagio ma per evitare che intorno agli istituti si creassero le condizioni favorevoli alla diffusione del contagio. Detto altrimenti: le scuole dovevano restare chiuse perché i ragazzi, per raggiungerle, usano i mezzi pubblici, in particolare quelli delle superiori, e sui mezzi pubblici, soprattutto in alcune ore del giorno, è alto il rischio che si verifichino assembramenti contrari alle norme di prevenzione del contagio; è alto il rischio che si entri in contatto, volontariamente o no, con più persone. Meglio evitare, quindi, che il lascito di quei contatti entri in classe o in famiglia attraverso questo o quello studente.

Da qui la scelta del Governo, allora guidato da Giuseppe Conte, di tener chiuse le scuole, in particolare le superiori, e al tempo stesso di imporre limiti di capienza alle aziende del trasporto pubblico. Limiti molto severi: Atm, qui a Milano, deve viaggiare al 50% della capienza totale. Il nesso tra la possibilità di tornare a fare lezione in aula e il trasporto pubblico viene confermato tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, quando i Prefetti e i sindaci delle città capoluogo, in Lombardia come altrove, si siedono al tavolo insieme all’Ufficio Scolastico Regionale e alle aziende di trasporto, per mettere a punto, in vista di quella che si pensava potesse essere la riapertura di gennaio, un piano del trasporto scolastico che potesse garantire il ritorno a scuola in sicurezza, un piano che consentisse agli studenti di muoversi per raggiungere i propri istituti minimizzando, però, il rischio di assembramenti. A gennaio i limiti alla capienza dei mezzi pubblici non furono rivisti ma la didattica in presenza fu riservata al 50% degli studenti con eventuale incremento fino al 75% là dove possibile. Di fatto nessun istituto, a Milano e hinterland, salì al 75%. Atm varò un piano di potenziamento che resse, quando messo in atto, e sta reggendo in questi giorni di zona arancione.

Nella conferenza stampa di venerdì Draghi e Speranza, come noto, hanno annunciato che dal 26 aprile le scuole riaprono per il 100% degli studenti sia in zona gialla sia in arancione. E persino in zona rossa si dovrà garantire la didattica in presenza al 50% dei ragazzi. Benissimo, subito dopo questo annuncio ci si sarebbe aspettati dallo stesso Draghi, da Speranza o da chi per essi, una parola sul trasporto pubblico, considerato che il tema è legato a quello della riapertura della scuola. Qualcuno avrebbe dovuto chiarire che si farà sui mezzi pubblici dal 26 aprile. Si resterà al 50% della capienza anche se c’è da trasportare il 100% degli studenti? Difficile, a rigor di logica. La verità è che ad oggi non c’è una risposta certa a questa domanda. Il Governo ha fatto l’annuncio venerdì e ha convocato per domani le Regioni, Regione Lombardia inclusa, e i Comuni per capire e chiarire come quell’annuncio possa essere trasposto nella realtà. Prima il tetto e poi le fondamenta.