Roberto Maroni e Silvio Berlusconi insieme per il referendum (LaPresse)
Roberto Maroni e Silvio Berlusconi insieme per il referendum (LaPresse)

Milano, 19 ottobre 2017 - Ora il non-detto è stato detto. Ora Roberto Maroni ha fissato una percentuale di affluenza sopra la quale il referendum per l’autonomia della Lombardia sarà a suo parere un successo e sotto la quale sarà invece un fallimento. «Ho letto che Stefano Buffagni, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, spera ci sia almeno un voto in più rispetto al referendum sulle trivelle dell’aprile 2016, che in Lombardia ha avuto un’affluenza del 30,4%. Io alzo l’asticella – fa sapere il presidente della Regione rompendo il tabù –. Nel 2001, al referendum costituzionale sulla riforma del titolo V, andò a votare il 34% degli aventi diritto: domenica mi aspetto di superare questa percentuale».

Un pronostico scandito dal chiostro del Piccolo di via Rovello, nel corso dell’evento di lancio della consultazione referendaria concordato con Silvio Berlusconi, che gli siede affianco. Detta i tempi, Maroni: «Se vincerà il sì, partiremo subito: due giorni dopo il referendum, martedì 24 ottobre, riuniremo il Consiglio regionale per definire insieme ai partiti dell’aula le richieste da portare a Roma, i punti sui quali trattare col Governo. La piattaforma sarà approvata in una settimana e nel frattempo io chiederò un incontro con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni». Una fretta inversamente proporzionale all’ottimismo che Maroni sembra riporre nella trattativa con l’attuale governo, se è vero che proprio il numero uno di Palazzo Lombardia, a inizio evento, chiede a Berlusconi di inserire la causa autonomista nel programma col quale il centrodestra si presenterà ai cittadini per le elezioni politiche di primavera. «Ti chiedo un impegno, presidente – scandisce Maroni rivolto al fondatore di Forza Italia –: mettere l’autonomia tra le priorità elettorali della coalizione». Un impegno che Berlusconi fa sapere di volersi assumere, addirittura estendendo la consultazione autonomista a tutte le Regioni.

Ma è il pronostico di Maroni a tener banco: «I leghisti sono partiti con il chiedere un plebiscito ai lombardi, poi sono passati via via dal 60% al 40% – ricorda Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd –. Ora Maroni dice che sarà soddisfatto se andrà a votare almeno il 34% dei lombardi come al referendum del 2001. L’asticella scende sempre di più. Ma la verità è evidente a tutti: un’affluenza sotto il 50% sarebbe un vero flop per Maroni». Dello stesso avviso Giorgio Gori, candidato del Pd alle Regionali, invitato anche ieri da Maroni, insieme a tutti i sindaci “dissidenti” del Pd, a far parte del team che dovrà trattare col Governo sull’autonomia. Cauto invece Giuseppe Sala: «La vittoria del sì andrà misurata da due punti di vista: la percentuale di consenso e il numero di votanti – dice il primo cittadino di Milano –. Non so se un’affluenza sotto il 50% sia un flop, di certo c’è differenza fra il 35, il 45 e il 50%. Io mi auguro che in tanti vadano a votare, poi decideremo se sederci al tavolo (con Maroni e il Governo ndr) anche in base alle materie sulle quali si vuole chiedere autonomia: noi siamo d’accordo su alcuni temi, non su tutto».