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30 mar 2022

Rapinatori messi in fuga dalla gioielliera

Rischiano tre anni i malviventi che fecero il colpo alla rivendita "in Oro", la titolare schiacciò la mano di uno di loro per farli fuggire

Gli agenti. di polizia durante i sopralluoghi nella. gioielleria di via Fabrizi
Gli agenti. di polizia durante i sopralluoghi nella. gioielleria di via Fabrizi
Gli agenti. di polizia durante i sopralluoghi nella. gioielleria di via Fabrizi

di Anna Giorgi

Rischiano tre anni e dieci mesi, i tre rapinatori, un italiano e due nordafricani, tutti con precedenti specifici, che lo scorso 5 febbraio tentarono di rapinare la gioielleria "In Oro" di via Fabrizi, tra Certosa e Quarto Oggiaro, periferia difficile di Milano. Tanto ha chiesto il pm Luigi Luzi per i tre che andranno a sentenza il cinque aprile.

Rapina movimentata nelle modalità e nella dinamica quella descritta in udienza dal pm, davanti al gip. A mettere in fuga il rapinatore esperto armato di un lungo coltello sono stati i titolari della rivendita di oro, settantenni, per nulla intimoriti dall’aggressività dei tre. Doveva essere una mattinata come tante altre alla gioielleria di via Nicola Fabrizi, ma quella di mercoledì 5 febbraio del 2020, rischiava di trasformarsi in tragedia quando tre uomini hanno fatto irruzione brandendo un coltello da cucina. L’episodio, al termine del quale sono rimaste ferite tre persone, è avvenuto intorno alle 10.20.

I due gioiellieri, molto noti nel quartiere, erano seduti dietro al bancone quando i tre entrano, uno punta dritto il coltello alla gola del titolare settantenne, ma la reazione di coraggio e rabbia arriva dalla moglie, sua coetanea. Quando, infatti, il malvivente italiano apre il cassetto per cercare di portare via l’oro e l’incasso, la donna con prontezza e con molta forza gli chiude la mano dentro. L’uomo a quel punto perde la forza di trattenere il coltello e lo lascia cadere, anche gli altri due complici sono spiazzati dalla reazione inaspettata e cercano di fuggire. Chi teneva il coltello lascia anche la giacca all’interno della gioielleria. E sarà proprio quest’ultimo l’elemento fondamentale per ricostruire l’identità dei malviventi e per arrestarli. All’interno della giacca, infatti, c’era il dna di uno dei rapinatori, già conosciuto alle forze dell’ordine per via di numerosi precedenti.

Ma ad aiutare gli investigatori sono stati anche i vicini di negozio, attirati dalle urla della donna. Sono subito accorsi in quattro, cinque, hanno visto in faccia i malviventi e sono stati poi in grado di riconoscerli. Così come li hanno riconosciuti le due vittime di rapina "Siamo sempre nel mirino - avevano detto i gioiellieri - Ci impegniamo ogni giorno e certo non vorremmo rischiare la vita né vederci portare via i gioielli in un lampo. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato: i passanti, gli altri negozianti che sono usciti a darci una mano, le forze dell’ordine. Noi vogliamo solo lavorare serenamente".

Più volte erano finiti nel mirino nell’arco della loro attività.

"In 20 anni ne avremo subìte almeno 4. Me la ricordo quella del 2016, i rapinatori si erano fatti consegnare i gioielli da mia moglie, ma c’ero anche io".

Si torna in aula dal gip Sofia Fioretta il 5 aprile per la sentenza di condanna. Il reato è stato riqualificato in tentata rapina perché i tre sono fuggiti prima di riuscire a mettere a segno il colpo. I rapinatori saranno giudicati in abbreviato.

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