Mirko Destro, amministratore delegato dell’azienda che gestisce “District 272”
Mirko Destro, amministratore delegato dell’azienda che gestisce “District 272”
Due anni fa aveva deciso di rinunciare a un posto sicuro, quale marketing manager di una famosa industria dolciaria, perché si sentiva "morto dentro" e voleva realizzare il suo sogno: gestire una discoteca. "Adesso però rischio di morire di fame" dice, fra ironia e disperazione, Mirko Destro, amministratore delegato dell’azienda che gestisce il "District 272". Un giovane dance club in fondo a via Padova sorto in uno spazio...

Due anni fa aveva deciso di rinunciare a un posto sicuro, quale marketing manager di una famosa industria dolciaria, perché si sentiva "morto dentro" e voleva realizzare il suo sogno: gestire una discoteca. "Adesso però rischio di morire di fame" dice, fra ironia e disperazione, Mirko Destro, amministratore delegato dell’azienda che gestisce il "District 272". Un giovane dance club in fondo a via Padova sorto in uno spazio storico e dalle molte vite: dal 1929 al 1983 è stato cinema, poi discoteca ("Le charme") fra gli anni Ottanta e Novanta fino a diventare, nel 1997, uno dei primi locali di lap dance, lo "Striptease".

"Dal 2018 si è tornati a ballare in serate alternative o commerciali, oltre a organizzare eventi privati per aziende. Ad aprile aveva prenotato Gucci per tre giorni. Sarebbe stata una pubblicità pazzesca…. È saltato tutto per il Covid-19" spiega Destro. Il District aveva deciso di chiudere prima ancora dell’ordinanza del 23 febbraio: "Dal 16 febbraio, quando tirava già una brutta aria". Fino al 19 settembre è rimasto spento, poi Destro ha tentato la mossa del cavallo, mettendo i divanetti nella pista da ballo e riesumando il bar per ospitare uno spettacolo ironico di striptease: "Ho riaperto il 18, 19 e 26 settembre. Tra dispositivi di sicurezza, barriere di plexiglas e personale è finita che ci ho rimesso i soldi. Forse organizzerò qualcosa fra qualche settimana, magari ad Halloween. Ma le spese sono tante. Solo di affitto qui sono 120mila euro all’anno. Ho paura di fallire a dicembre e come amministratore non avrei neppure diritto alla Naspi. Mi ritroverei a 41 anni senza niente".

I dodici dipendenti della discoteca sono rimasti a casa. E gli aiuti del governo? "Sono arrivati circa 5mila euro. Un mio amico che ha in mano un locale a New York ha preso dallo stato 120mila dollari per gestire anche la situazione dei suoi dipendenti. E l’Helicopter Money (l’accreditamento di denaro sul conto corrente ndr) è arrivato anche a colleghi di Londra. Evidentemente all’estero hanno capito che la "night culture" tutela immagine ed economia della metropoli. Cosa rimarrebbe del turismo urbano se i locali scomparissero?" si chiede Destro. A.L.