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3 mag 2022

Quel crampo al momento di pagare...

emilio
Cronaca

Emilio

Magni

Qualche volta, anche se raramente, tra gli amici del bar serpeggia qualche malignità indirizzata verso qualcuno che in quel momento è assente: tale esercizio è per altro caratteristico nel comportamento delle persone anziane che a causa di tutte le difficoltà dovute alla veneranda età, qualche refolo di acidezza soffia nel loro vetusto animo. Occorre però riconoscere che la maldicenza dietro le spalle, non è da configurarsi come cattiva od odiosa calunnia, ma soltanto come una battutaccia per scherzarci su, ai danni del malcapitato. Ed è stato così che l’altra mattina nella piccola congrega radunata davanti al banco del bar latitava l’Aristide, detto "Risti", anziano pensionato delle Poste Italiane. Il pensiero per così dire "un po’ cattivello" è maturato nella mente del solito Carletto, sempre pronto a prendere in giro gli amici. Cosa ha detto il Carletto? Ha semplicemente affermato che essendo oggi il giorno in cui era di turno a pagare il conto degli aperitivi, il "Risti" ha pensato bene di starsene a casa e quindi di saltare il giro. Il commento degli altri amici è stato unanime. "Eh, sì el Risti el g’ha propri el ranf in di man quand gh’è de pagà". Detta in italiano gli amici hanno voluto dire che l’Aristide è sempre taccagno, come se avesse le mani bloccate e quindi impedite ad estrarre il portafogli, quando tocca lui pagare. Per affermare questo gli amici hanno usato "ranf", termine molto adoperato nel nostro dialetto. Come raccontano tutti i dizionari del dialetto milanese significa "crampo", ma anche blocco degli arti, formicolio e quindi l’arto rimane immobile, bloccato. È dunque la metafora dell’ avaro. Da dove viene il termine dialettale" ranf"? Secondo Gianfranco Scotti, uno dei pochi studiosi del dialetto che va a cercare le radici, arriva dal longobardo "rampf" che significa "uncino". Il poeta Giampaolo Maggi scrive anche: "Av’è el ranf in la lengua", per dire che non bisogna frenare la parola quando occorre riconoscere i propri errori.

Mail: emiliomagni@yahoo.it

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