Un fotogramma dalle telecamere di sorveglianza
Un fotogramma dalle telecamere di sorveglianza

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Milano - «Si vede?» , dice l’agente della polizia locale Sebastiano Di Paolo inarcando la schiena. "No", gli risponde sottovoce il collega Andrea Colombo. Di cosa parlano? Del portafogli color bordeaux che Di Paolo ha appena preso da una borsetta nera, nascondendolo prima nel giubbotto e poi nella cintura dei pantaloni: dentro ci sono 10mila euro in banconote da 50. È il 7 ottobre 2020, siamo in via Coppin, in zona San Cristoforo. Alle 14, qualcuno suona al citofono presentandosi come personale di MM; in realtà, sono vigili del Nucleo contrasto stupefacenti, arrivati per verificare la segnalazione da fonte confidenziale "su un soggetto italiano dedito allo spaccio". I controlli danno esito positivo, come da verbale di sequestro: in quell’atto ufficiale, gli investigatori scrivono di aver trovato 267,1 grammi di marijuana, 5,36 di cocaina, 6,8 di hashish e 9.740 euro nascosti in una cassetta di sicurezza blu (1.540 euro) e in un portafogli di colore bordeaux (8.200).

Due i denunciati a piede libero: il ventenne A.S., che si è assunto la paternità dell’hashish e degli 8.200 euro, e il compagno della madre F.Z. (pluripregiudicato per reati contro il patrimonio e dichiarato nel 2000 delinquente abituale), che invece ha ammesso il possesso di coca e marijuana (precisando che "nessuno della mia famiglia era a conoscenza della mia attività di spaccio") e dei "soldi ritrovati all’interno della cassetta di sicurezza e del portafogli". Tutto finito? No, perché i ghisa non sanno che in quella casa ci sono due telecamere, installate dagli inquilini, che hanno registrato tutto quello che è successo; così come hanno filmato la sera prima A.S. mentre contava ad alta voce i soldi nella cassettina "fino all’ammontare di 2.250 euro".

Quel video viene trasmesso la sera del 29 ottobre 2020 dal programma tv "Le Iene", facendo emergere le incongruenze tra la ricostruzione degli agenti e quello che è veramente successo in quell’appartamento e soprattutto facendo nascere il sospetto che i ghisa si siano "appropriati di denaro di proprietà, e di provenienza lecita o meno, delle persone perquisite, redigendo poi falsi verbali al fine di poter trattenere per sé il denaro che avevano rinvenuto". Da lì è nata un’indagine dei poliziotti della sezione Anticorruzione della Squadra mobile, coordinati dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Elio Ramondini e guidati dal dirigente Marco Calì e dal funzionario Gianni De Palma, che ieri si è momentaneamente chiusa con l’arresto di Di Paolo, Colombo e dei colleghi Maurizio Regazzola e Andrea Dastoli, messi ai domiciliari dal gip Guido Salvini per aver derubato A.S. e F.Z. di 3.330 euro, cioè la differenza tra quanto effettivamente rinvenuto (13.070 euro) e quanto dichiarato (9.740 euro), redigendo poi un verbale "ideologicamente falso" e ingannando la loro responsabile con un resoconto fasullo.

Per il giudice, "le parole pronunciate subito dopo il rinvenimento del portafogli in cui vi era la maggior parte del denaro ("Bravo, bravo, sempre quattro siamo"), rivolte a Di Paolo che lo aveva trovato, e la sua risposta di immediato assenso ("Abbiamo già deciso") fanno intuire un programma di spartizione delle somme sottratte che va oltre chi le aveva fisicamente rinvenute, e quindi è indicativo della corresponsabilità di altri componenti della squadra dei vigili che in quel momento stava operando". Non basta. Negli atti si fa riferimento ad altri due blitz nel palazzo popolare di via Gola 27, meglio noto come "il fortino dei pusher", durante i quali alcuni dei ghisa del Nucleo (trasferiti dal Comune già a metà ottobre, all’indomani del primo servizio delle Iene su un presunto accordo con un informatore per tenersi parte della droga sequestrata) avrebbero rubato altri soldi a due spacciatori durante una perquisizione conclusa con l’arresto di entrambi e il sequestro ufficiale di soli 40 euro: in particolare, uno di loro ha dichiarato al pm di aver subìto il furto di 1.850 euro (più altri 180 euro spariti alla donna che lo ospitava in quei giorni).

L’altro, invece, ha denunciato l’ammanco di 1.450 euro. In questo caso, il gip ha reputato gli elementi indiziari "non di gravità sufficiente per imporre o rendere necessaria l’adozione di una misura nei confronti degli indagati"; detto questo, ha tuttavia sottolineato che il racconto delle fonti, "la cui attendibilità può essere messa in discussione", ha comunque "un valore rafforzativo" di quanto emerso in via Coppin. Non fosse abbastanza, c’è un ultimo dettaglio inquietante: uno dei pusher di via Gola ha affermato che nel 2014, nel corso di un intervento analogo da parte di Dastoli e "altri due suoi colleghi", sparirono dal suo giubbotto 4.600 euro "frutto della sua attività di spaccio di cocaina" e un paio di occhiali da sole Gucci da 350 euro. Detto altrimenti: quante volte sono andati in scena blitz come quello di via Coppin? Proprio su questo aspetto si concentreranno i nuovi accertamenti investigativi della Mobile.