Bernardo Provenzano, 83 anni
Bernardo Provenzano, 83 anni

Milano, 13 luglio 2016 – È morto Bernardo Provenzano, 83 anni, padrino di Cosa Nostra. Il boss era detto Binnu u’ Tratturi, Bernardo il trattore, per la violenza con cui falciava le vite dei suoiLa zona dell'ospedale San Paolo presidiata dai carabinieri nemici. Ricoverato al San Paolo di Milano, che ha un paio di stanze di massima sicurezza per chi è in regime di 41 bis, il superboss di Cosa Nostra era stato raggiunto nei giorni scorsi dalla moglie Saveria Benedetta Palazzolo e dal resto della famiglia. Erano stati chiamati dai medici perché le condizioni del loro congiunto, che da due anni era in stato vegetativo, si erano aggravate al punto da rienere che fosse questione di ore. Il Boss di Cosa nostra è stato considerato il capo dell’organizzazione a partire dal 1993 fino al suo arresto che avvenne l’11 aprile 2006 in una masseria a Corleone. Provenzano era ricercato dal 10 settembre 1963, con una latitanza record di 43 anni. In precedenza era già stato condannato in contumacia a 3 ergastoli ed aveva altri procedimenti penali in corso. Ad arrestarlo, nel 2006, erano stati gli investigatori del Servizio centrale operativo e della squadra mobile di Palermo che per anni avevano tenuto sotto controllo tutti i movimenti compresi quelli dei pizzini e dei pacchi inviati per mezzo di una serie di persone che facevano la staffetta per consegnarli. L’ultimo pacco, con gli indumenti puliti, era stato inviato la mattina dell’11 aprile 2006 dalla moglie a Provenzano.

«Abbiamo visto una porta aprirsi e un braccio allungarsi per prendere il pacco – raccontavano gli investigatori – e questo ci ha dato la conferma che l’imprendibile capo della mafia era lì e siamo intervenuti». Provenzano soffriva da tempo di una grave malattia neurodegenerativa che lo aveva ridotto quasi in stato vegetativo. C’era stata una polemica a livello politico un anno fa, circa, sull’opportunità di mantenere al regime di 41bis una persona che da quasi due anni era ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale San Paolo di Milano in quello stato. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando all’inizio di aprile di quest’anno aveva ritenuto che il padrino rappresentasse ancora una minaccia. Per questo aveva firmato il rinnovo del carcere duro per il capomafia. Secondo il Guardasigilli: «Non è venuta meno la capacità di Provenzano di mantenere contatti con esponenti tuttora liberi dell’organizzazione criminale di appartenenze, anche in ragione della sua particolare concreta pericolosità». Anche se, a dire il vero, in tre diversi processi la sua posizione era stata stralciata e la sua posizione da imputato sospesa proprio per le sue gravi condizioni di salute. Tra questi c’è il processo sulla trattativa tra Stato e mafia.