Milano, 30 ottobre 2020 - "Si profila un nuovo lockdown e noi rider torneremo a essere essenziali, non vogliamo però essere chiamati eroi ma solo avere i diritti che ci spettano". È la rivendicazione che parte dai fattorini a due ruote di Milano, che si sono riuniti in piazza XXIV Maggio per protestare contro il contratto collettivo siglato da Assodelivery e Ugl in vigore dal 3 novembre, definito "un accordo capestro con un sindacato di comodo" da parte delle sigle in piazza, Deliverance Milano, Cgil e Uil.

"Da oggi dichiariamo guerra alle piattaforme - è il messaggio dei rider - la prossima volta, oltre a impugnare i contratti organizzeremo dei picchetti davanti ai ristoranti. Siamo stufi, non siamo schiavi ma lavoratori: da oggi con noi non si scherza". 'Veri diritti, no a falsi contratti', lo striscione dietro cui si sono riuniti un centinaio degli oltre tremila rider attivi nel capoluogo lombardo. "A tutti - ha spiegato Francesco Melis della Cgil Milano - in queste settimane Deliveroo, Glovo, JustEat e Uber, hanno scritto una mail per dire che o sottoscrivono il nuovo contratto o non lavorano più. E che quella lettera vale da preavviso per il licenziamento. Per ogni licenziamento sarà un ricorso".

Secondo Angelo, rider e attivista sindacale di Deliverance, il nuovo contratto "è peggiorativo. Prima non avevamo diritti, ora ancora meno. Dopo due anni di trattative - ha continuato - la legge 128 che ci dava finalmente la tutela contro l' infortunio, l' assicurazione sociale. Ma la Cassazione ha detto che ai lavoratori della consegna del cibo spettano tutti i diritti della subordinazione. L'accordo capestro, criticato anche dall'ufficio legale del ministero del Lavoro, invece mantiene il cottimo. Vogliamo malattia, ferie e paga oraria".