La protesta in davanti a Palazzo Marino (Newpress)
La protesta in davanti a Palazzo Marino (Newpress)

Milano, 24 maggio 2018 - Prima di scendere in piazza, una delegazione ha fatto visita in ospedale a Francesco Iennaco, il 28enne che lo scorso 17 maggio ha perso una gamba dopo essere stato travolto da un tram a Milano, mentre era impegnato nella consegna di un pasto in scooter. Poi si sono riuniti in presidio, con le loro biciclette, davanti a Palazzo Marino, esponendo striscioni con scritte come «La velocità non è una scelta ma un ricatto» e «No al cottimo».

Ieri è andata in scena a Milano la protesta dei rider, i fattorini che consegnano le ordinazioni di ristoranti, pizzerie e fast food in bicicletta o in motorino. Un gruppo, nel tardo pomeriggio, ha incontrato l’assessore al Lavoro Cristina Tajani, che si è impegnata ad aprire un tavolo di confronto sulla loro situazione, invitando aziende e sindacati. Palazzo Marino, infatti, «può fare da mediatore con gli operatori del settore e intervenire per la sicurezza stradale e per controlli igienico-sanitari». I rider, riassume Jonathan Chiesa, del collettivo Deliverance Project che ha organizzato la manifestazione, hanno diritto a «tutele, sicurezza sul lavoro e uno stipendio fisso». Chiedono un contratto nazionale, paga oraria minima, monte ore garantito, materiale tecnico a norma e assicurazione Inail, che permetta di coprire le spese nel caso di incidenti.

«D’inverno ero impegnato in una consegna davanti al Bosco verticale, quando sono caduto in bicicletta e mi sono fatto male», spiega Ivan Calaminici, che ha lavorato per cinque mesi come rider sulle strade di Milano. «Prendevo una paga di sei euro all’ora - prosegue - dando la disponibilità settimana dopo settimana. Quando ho iniziato a saltare qualche sabato, perché volevo stare con i miei figli, non mi hanno più rinnovato il contratto». Massimo Vassalli, 45 anni, tempo fa ha perso il lavoro da magazziniere, e ha iniziato a macinare chilometri effettuando consegne di pasti, regolate da una app. Si è presentato al presidio con caschetto e tuta da ciclista, il suo abito da lavoro. «Mi pagano due euro a consegna a un euro per ogni chilometro coperto - racconta - per prendere 50 euro netti devo lavorare otto ore al giorno e percorrere più di 60 chilometri. Alla fine del mese mi rimangono in tasca 800 euro». Un lavoro che provoca «problemi fisici e ansia», senza contare lo smog che si respira. «Sto cercando altro - prosegue - ma alla mia età è difficile trovare un posto fisso». Carlos Ovando, 20 anni, si divide tra le scuole serali e il lavoro da rider, durante il giorno. «Qualche tempo fa ho perso il telefono cellulare - sottolinea - ne ho parlato con l’azienda e mi hanno detto che per lavorare avrei dovuto farmene prestare uno. Alla fine sono stato costretto a fermarmi per alcuni giorni, per loro lasciare a casa una persona è facile, non considerano che dobbiamo lavorare per vivere». Un settore che in Italia conta migliaia di addetti, senza considerare i fattorini impiegati direttamente da pizzerie e ristoranti. Stranieri e italiani, studenti e 50enni alle prese con le difficoltà nel ricollocarsi nel mondo del lavoro. Chiedono di uscire dal sistema del «lavoro a cottimo», uno stipendio fisso e non in base alle consegne.

Hanno partecipato al presidio, con lo slogan #nonaspetteremoilmorto, anche il sindacato Usb, le “Maestre in lotta” e altre associazioni. La Cgil ha indetto uno sciopero della categoria per il 25 maggio, ma Deliverance Project sottolinea che «il sindacato è arrivato tardi su questo tema, anche se chi vorrà partecipare ovviamente è libero». Uno striscione affisso durante il presidio sottolinea però come la lotta per la sicurezza è unica: «Basta morti infortuni sul lavoro, dalle fabbriche ai fattorini. La lotta è una».