Più di 400mila euro incassati in quattro anni dalla società Autostrade per l’Italia per una consulenza tecnico-scientifica sulla tragedia avvenuta sulla A16 il 28 luglio 2013, quando un pullman con 48 persone a bordo (ne morirono 40) precipitò dal viadotto Acqualonga, in provincia di Avellino. E poi altri 370mila euro fatturati da altre società per pareri tecnici, collaborazioni e scrittura di software. Tra il 2012 e il 2016, l’ingegner Marco Anghileri, professore associato del Dipartimento di Scienze e tecnologie aerospaziali del Politecnico e uno dei massimi esperti mondiali di sicurezza stradale, ha guadagnato...

Più di 400mila euro incassati in quattro anni dalla società Autostrade per l’Italia per una consulenza tecnico-scientifica sulla tragedia avvenuta sulla A16 il 28 luglio 2013, quando un pullman con 48 persone a bordo (ne morirono 40) precipitò dal viadotto Acqualonga, in provincia di Avellino. E poi altri 370mila euro fatturati da altre società per pareri tecnici, collaborazioni e scrittura di software. Tra il 2012 e il 2016, l’ingegner Marco Anghileri, professore associato del Dipartimento di Scienze e tecnologie aerospaziali del Politecnico e uno dei massimi esperti mondiali di sicurezza stradale, ha guadagnato complessivamente 774.021,27 euro dall’attività parallela da libero professionista, con tanto di partita Iva attivata il primo ottobre 2004.

Peccato che, l’accusa della Procura regionale della Corte dei Conti, Anghileri – che il 23 dicembre 2004 optò per "il regime lavorativo a tempo pieno" con l’ateneo di piazza Leonardo – abbia "indebitamente affiancato al rapporto in essere con l’università una consistente attività professionale esterna in assenza di autorizzazione", cioè senza avvisare i responsabili del polo accademico. Di conseguenza, i pm hanno contestato al prof sia i 774mila euro che i 133.572,35 di differenza "tra quanto percepito per il lavoro a tempo pieno e quanto contestualmente previsto dalle norme ordinamentali per il lavoro a tempo definito (che avrebbe astrattamente consentito l’attività extra-moenia)", ipotizzando quindi che il surplus di prestazioni per i privati abbia pregiudicato l’adempimento "della prestazione lavorativa istituzionale". Nei giorni scorsi, è arrivato il verdetto di primo grado: la Corte dei Conti della Lombardia ha condannato Anghileri a risarcire al Politecnico 774.021,27 euro.

Per confutare le tesi dell’accusa, la difesa del docente ha tirato in ballo la riforma del sistema universitario del 2010, che, a detta degli avvocati, avrebbe sì confermato il divieto per i professori a tempo pieno di svolgere attività libero-professionale, lasciando però la possibilità "di svolgere liberamente e con retribuzione attività di valutazione e di referaggio, attività di collaborazione e divulgazione scientifica e, significativamente, attività di consulenza esterna". E ancora: secondo Anghileri, gli incarichi da lui ricoperti "non avrebbero riguardato la tipica “attività libero-professionale“ degli ingegneri, ossia la progettazione, ma sarebbero consistite in altre attività che sarebbero state svolte sulla base delle conoscenze scientifiche acquisite con gli studi di ricerca e limitatamente al campo in cui era maturata la sua esperienza, segnatamente la sicurezza stradale".

Argomentazioni rispedite al mittente dai giudici, secondo i quali un’interpretazione così estensiva della legge del 2010 "pone problemi di tenuta sistematica insuperabili", aprendo di fatto la strada a collaborazioni senza limiti "che l’ordinamento vieta espressamente". Conseguenza: Anghileri dovrà ridare tutti i 774mila euro incassati in quel periodo. Non i 133mila euro, però, visto che dagli atti non è emerso "alcun elemento che possa sostenere il mancato adempimento della prestazione lavorativa istituzionale".