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21 apr 2022

Procura, il giorno di Marcello Viola "Porte aperte, ora serve il dialogo"

Il nuovo capo dell’ufficio che fu di Mani pulite si è insediato in un’aula piena di colleghi e di curiosi. Ex pg a Firenze, promette impegno contro il "virus mafioso" e disponibilità a collaborare con tutti

Il nuovo procuratore di Milano Marcello Viola durante la cerimonia di insediamento ieri in Tribunale a. Milano
Il nuovo procuratore di Milano Marcello Viola durante la cerimonia di insediamento ieri in Tribunale a. Milano
Il nuovo procuratore di Milano Marcello Viola durante la cerimonia di insediamento ieri in Tribunale a. Milano

Cita a sorpresa il pm antimafia fiorentino scomparso vent’anni fa, Gabriele Chelazzi, per dire che l’animale simbolo dell’impegno del magistrato non è il leone ma il mulo. Forse un auspicio sui ritmi ambrosiani di lavoro che si augura di trovare. Però ricorda (emozionandosi) la Palermo del procuratore Rocco Chinnici nel cui ufficio svolse il tirocinio e quella di Paolo Borsellino ("a cui mi legava uno speciale rapporto di affettuosità, così come dopo è stato alla sua famiglia"). Naturalmente rende omaggio alla città in cui è appena approdato, e tra i suoi impegni cita il contrasto alla criminalità organizzata: "Così come il virus, la mafia ha la capacità mutante di adattarsi, infiltrarsi, confondersi con il resto". Lavorerà in silenzio, assicura, ma sempre con la porta aperta e pronto alla collaborazione con tutti.

Ha parlato così, ieri mattina, il nuovo procuratore di Milano Marcello Viola che si è insediato giurando in un’aula del terzo piano piena di suoi colleghi e di curiosi. Del resto c’è molta attesa in Procura (dove i pm sono un’ottantina) per Il primo “papa straniero” dopo mezzo secolo, cioè un capo che arriva da un altro distretto invece che da un ufficio milanese. Scelta voluta dal Csm con il voto in blocco a favore di Viola di tutti i non togati (cioè i politici) perché sia un esterno a gestire la difficile eredità del suo predecessore Francesco Greco, che ha lasciato un ufficio pieno di contrasti e di sotituti indagati a Brescia per varie ragioni.

Nel primo giorno di “scuola“ Viola sfiora appena le questioni più calde ("nei tempi di difficoltà e incomprensione che, in tutti gli uffici mi è capitato di dover dirimere, ho sempre creduto nella necessità di dover lavorare seriamente ogni giorno in silenzio, fattivamente, ciascuno nel proprio settore", dice). E conclude: "Indipendenza, professionalità e responsabilità sono i valori a cui occorre cercare di ispirarsi. È a questi valori che cercherò di ispirare la mia attività". Quanto ai rapporti con i media, "c’è da una parte il dovere di fornire un’informazione completa ed efficace all’opinione pubblica e di rispettare sempre i limiti di riserbo e di segretezza e di tutelare la presunzione di innocenza". Insomma, si vedrà.

A salutare Viola, ieri mattina, oltre al presidente del tribunale Roberto Bichi che ha diretto la cerimonia di insediamento, c’erano tutte le autorità del palazzo, dal presidente della corte d’appello Giuseppe Ondei alla procuratrice generale Francesca Nanni, fino ai vertici di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Presenti molti magistrati che da Viola saranno guidati e tutti i procuratori aggiunti eccetto la sola Laura Pedio. Gli ha stretto la mano anche Maurizio Romanelli, ora suo “vice“ ma che davanti al Csm è stato l’unico milanese in corsa per la stessa poltrona. A introdurre ufficialmente Viola nelle sue funzioni è stata Tiziana Siciliano, che in questi giorni “regge“ la Procura e così l’ha presentata: "Abbiamo standard molto alti e ci teniamo vengano mantenuti. Dobbiamo essere il faro anche morale della giustizia italiana".

Mario Consani

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