Fabrizio Corona portato in aula dagli agenti di polizia penitenziaria (Ansa)
Fabrizio Corona portato in aula dagli agenti di polizia penitenziaria (Ansa)

Milano, 5 luglio 2017 - Vuole  uscire al più presto dal carcere Fabrizio Corona. E una delle sue società , controllata da lui al 99 per cento, chiede ai giudici di poter riavere i soldi (ora sotto sequestro) che lo stesso Corona aveva fatto nascondere nel controsoffitto: intende usarli - assicura - per pagare le tasse. Tornato a San Vittore lo scorso ottobre - ma un mese fa assolto per l’ormai nota vicenda dei circa 2,6 milioni di euro trovati in parte nel muro e in parte in Austria - l’ex re dei paparazzi considera «un’ingiustizia» la sua permanenza in cella dato che il processo si è chiuso con la caduta delle accuse principali assieme alla misura cautelare. Per il momento, però, Corona deve restare ancora in cella. Il tribunale un mese lo ha comunque condannato a un anno per aver svuotato un conto corrente sul quale il fisco avrebbe potuto rivalersi per tasse non pagate, ma soprattutto non ha finito di pagare il precedente conto aperto con la giustizia.

«Non ce la faccio più a stare dentro, io stavo facendo il mio affidamento e non è giusto quello che mi è accaduto», ha ripetuto anche ieri all’udienza in tribunale nel procedimento davanti alla Sezione misure di prevenzione con al centro il sequestro dei contanti e anche della casa dell’ex agente dei vip. I legali hanno chiesto ai giudici di sbloccare parte dei soldi “congelati” perché la società di Corona deve pagare le tasse a breve. Entro cinque giorni la decisione. L’udienza di ieri sul sequestro è stata invece aggiornata al 3 ottobre, quando partirà l’istruttoria con l’ascolto di testimoni chiamati dalla difesa.

Quanto  alla possibile scarcerazione, l’avvocato Ivano Chiesa ha fatto notare che Corona «non ha più tanta pazienza, è innervosito perché non ce la fa più a stare in carcere, perché il processo ha dimostrato che non doveva tornare dentro. È stato revocato l’affidamento - ha aggiunto - su un presupposto che non c’era e ora bisogna porre rimedio a questa ingiustizia». La «procedura» sulla richiesta di un nuovo affidamento in prova ai servizi sociali - ha concluso il legale - è stata avviata e spero che il tribunale si pronunci prima dell’estate».