Che il rito delle proteste davanti alla Scala sia finito è ormai chiaro da anni, che si sia trasformato in una parodia di se stesso è stato tanto più chiaro in questa «Prima», per la verità ancora un po’ sottotono, in cui incombeva l’incubo dei «no vax». Il timore era che i tifosi del Liverpool in città per la partita decisiva di Champions League, i cortei «no vax» e «no green pass» non autorizzati e i sindacati di base potessero scaldare questa «Prima» della ripresa, dopo un anno di stop dovuto al Covid. Milano, forze dell'ordine in piazza della Scala pere la Prima

Nulla di tutto questo è avvenuto. Gli ultimi due sabati di proteste «no vax» sono state un flop e ieri anche i più agguerriti sostenitori ci hanno rinunciato, dando appuntamento ai fedelissimi per sabato 11 e per domenica 12 (ricorrenza di piazza Fontana). Incapacità organizzativa? Perdita di consenso? Entrambi per i funzionari della Digos che hanno comunque blindato la piazza con 150 agenti, solo davanti al Piermarini.

Impossibile accedere in tutto il cordone compreso fra il Duomo e la Scala. E i «no vax», a dire il vero, non ci hanno proprio nemmeno provato a darsi il palco delle grandi occasioni, consapevoli che sarebbe stato un altro flop. I timori di blitz si sono dissolti del tutto di fronte alla protesta di Cub (Confederazione unitaria di base) che, come ogni anno, aveva avvertito: «gli ultimi saranno alla Prima», e aveva chiamato a protestare, fin dal primo pomeriggio, in piazza Scala «i cittadini e i lavoratori di tutte le categorie nel giorno in cui Milano si mette in vetrina e si fa bella per dire no alle politiche economiche del Governo. Pensioni, sanità, scuola, precariato, casa rimangono problemi del tutto irrisolti». E via con i soliti slogan sulla «ricchezza da ridistribuire», sulle «tasse che uccidono più del covid», sulla scuola che «deve essere accessibile a tutti».

Sul mondo che deve «diventare più green». E sul «lavoro che non c’è», questo sì il vero dramma. Quest’anno a parlare al microfono era un rappresentante del sindacato con una tuta di gomma gonfiabile da drago per contestare Draghi, poi dopo le se sue parole una esplosione di fuochi di artificio. Questo è stato l’unico momento di show del pomeriggio, intanto che una manciata di metri oltre, davanti al Piermarini, sfilavano le auto blu. Tant’è. Non c’è stato anno, dal 1968, quando Mario Capanna guidò gli studenti nel lancio di uova per ricordare i braccianti di Avola uccisi pochi giorni prima, che la piazza non si sia riempita di slogan. Negli anni la Prima ha fatto da megafono alle proteste di antagonisti, centri sociali, Cub, gilet gialli e no-global. Anno dopo anno le transenne della polizia si sono allargate sempre più, fino ad arrivare a metà di via Manzoni e a spingere i contestatori oltre Palazzo Marino.

Sono cambiati i tempi e le priorità. Le proteste vere e nemmeno una certa mondanità fanno più parte della Prima. Per tutta la durata delle festività il sindaco Beppe Sala ha imposto con un’ordinanza il divieto di cortei in zona Duomo. Intanto sui canali on line dei centri sociali circola già l’invito ad «associazioni, realtà di movimento, collettivi studenteschi, organizzazioni politiche e sindacali a partecipare al corteo che partirà alle 17.30 da piazza Fontana il 12 e attraverserà la città».