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22 mag 2022

"Prima dell’omicidio prestavano soldi a strozzo"

A due dei killer contestate usura ed estorsione interrotte solo dal loro arresto per l’uccisione del pensionato

22 mag 2022
Il box dove fu ucciso il pensionato Donato Carbone quasi tre anni fa
Il box dove fu ucciso il pensionato Donato Carbone quasi tre anni fa
Il box dove fu ucciso il pensionato Donato Carbone quasi tre anni fa
Il box dove fu ucciso il pensionato Donato Carbone quasi tre anni fa
Il box dove fu ucciso il pensionato Donato Carbone quasi tre anni fa
Il box dove fu ucciso il pensionato Donato Carbone quasi tre anni fa

"C’è già il posto riservato per te, pensa che fortuna che hai non devi neanche pagare il loculo...". Avevano prestato denaro a strozzo e minacciando pesantemente le loro vittime stavano facendo di tutto per riaverlo con interessi da capogiro. Non ci riuscirono, ma solo perché nel frattempo vennero arrestat per omicidio premeditato .

Ora che sono in carcere con una condanna anche in appello all’ergastolo per aver ucciso quasi tre anni fa il pensionato Donato Carbone (pure lui con il vizio dei prestiti usurari), per Edoardo Sabbatino 59 anni e Giuseppe Del Bravo, 42, la procura ha chiesto un nuovo rinvio a giudizio prioprio per usura e tentata estorsione.

A incastrarli, secondo l’accusa, il loro inequivocabile darsi da fare al telefono tra settembre e novembre 2019, quando erano intercettati prima di finire in manette. Due gli episodi che vengono contestati ai presunti assassini di Carbone. In un caso avevano prestato 3 mila euro e ne pretendevano fino a 15 mila; nell’altro si limitavano a volerne “solo“ 8 mila dopo averne dati in prestito 7 mila. I modi per riavere quei soldi, ovviamente, non erano dei più gentili al telefono. "Guarda che se non arrivano oggi diventano 13, io te lo dico ok? Poi sono cazzi tuoi, non ti chiamo più , se non mi arriva il bonifico domani sono 13, poidomani 14 e poi vedi tu quello che vuoi fare...". E in un’occasione entrambi andarono di persona quel debitore "prospettandogli che, se non avesse pagato, sarebbero andati a “prendere“ suo figlio di 10 anni".

Alla seconda vittima, dalla quale pretendevano mille euro in più di quanto prestato, si erano fino a quel momento limitati a telefonargli tutti i giorni "invitandolo con tono intimidatorio a “comportarsi bene“ e prospettandogli che, altrimenti “avrebbe fatto una brutta fine".

Poi però gli investigatori arrivarono a loro per l’omicidio Carbone (il mandante sarebbe stato Leonardo La Grassa, 73 anni, un tempo amico della vittima, pure lui ergastolo confermato in secondo grado) e lo scenario cambiò radicalmente. Il piano, confessò poi Sabbatino davanti ai giudici, era che l’omicidio avvenisse per strada o dal benzinaio, perché il colpo di grazia a Carbone voleva darlo proprio La Grassa. Le cose andarono però in modo diverso. Era il 16 ottobre 2019 quando il killer a bordo di un’auto rubata seguì la vittima nella discesa verso il suo box a Cernusco. Ci fu una breve colluttazione, Sabbatino ricevette un pugno in volto che fece volar via anche i suoi occhiali e si rese conto che la pistola col silenziatore si era inceppata dopo i primi tre colpi partiti. Aveva però anche un’altra arma, una Beretta, e fu con con quella, impugnata con la mano sinistra, che sparando otto colpi finì la vittima designata.

M.Cons.

© Riproduzione riservata

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