Gay Pride all’arco della Pace, Lucia Azzolina, Alessandro Zan
Gay Pride all’arco della Pace, Lucia Azzolina, Alessandro Zan

Milano - I colori arcobaleno hanno vestito la piazza ai piedi dell’Arco della Pace, riempita ieri da migliaia di persone per l’evento più atteso della settimana del Pride, la manifestazione "dell’orgoglio" che ha unito omosessuali ed etero, transessuali e poliamorosi, tutti rigorosamente in mascherina sotto il sole rovente. Tutti a chiedere "diritti per tutti". Di approvare il ddl Zan. Il sindaco Sala ha strappato applausi ribadendo le sue ragioni a favore della legge.

"Il Pride - ha sottolineato - è nella tradizione di Milano. Abbiamo illuminato con i colori dell’arcobaleno Palazzo Marino per quattro sere di fila, siamo andati nelle scuole a spiegare i diritti, dicendo che il bullismo non può avere spazio a Milano, abbiamo aperto due case Arcobaleno, siamo partiti con le unioni civili prima delle legge Cirinnà e abbiamo supportato dall’inizio il ddl Zan".

Per il primo cittadino, la spinta finale deve partire da Milano. Al deputato Pd Alessandro Zan, promotore della legge contro l’omotransfobia, ha voluto regalare il suo orologio arcobaleno, sul palco: "Scandisca il tuo tempo per raggiungere l’obiettivo finale. Il mio messaggio alla mia parte politica è andiamo in Parlamento a contarci, proviamo, perché il tempo è veramente scaduto". A margine, a chi gli ha chiesto una sua posizione in quanto cattolico, ha risposto: "Da cattolico penso che la chiesa abbia espresso un sentimento che c’è anche in tanti cattolici, ma io ho due principi fondamentali in politica: uno è che i diritti siano una cosa vera e l’altro è la contemporaneità che ci impone queste riflessioni, è un tema sul quale ora bisogna prendere posizione".

Attesissimo, il discorso di Zan: "Voglio che da Milano parta un grande saluto a tutti i Pride che si stanno organizzando in Italia in questo momento, per lanciare un segno di speranza, perché meritiamo di vivere in un Paese migliore. La legge per cui stiamo lottando è una legge di civiltà. Mi rivolgo ai politici che dicono ‘apriamo un dialogo per approvarla al Senato: non possiamo mediare sulla vita delle persone, una parola tolta può avere ricadute pesantissime. Togliere ‘identità di genere’ vuol dire togliere dalla protezione le persone transgender, e questo renderebbe la norma discriminatoria". Quanto alla "settimana difficile" per via delle tensioni con il Vaticano "l’Italia è uno Stato laico. Noi ascoltiamo le critiche ma non possiamo accettare nessuna forma d’ingerenza, perché il Parlamento dev’essere autonomo e sovrano".