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12 feb 2022

Pozzuolo Martesana, sorpreso a rubare in casa fugge e cade dal balcone

L’uomo è stato soccorso dai proprietari della villetta che stava svaligiando È ricoverato in ospedale in gravi condizioni, ma non in pericolo di vita

barbara calderola
Cronaca
POZZUOLO MARTESANA - ARCHIVIO - SOCCORSI - FOTO CANALI/ANSA - PER REDAZIONE MARTESANA/METROPOLI - PINCIONI/CANGEMI
POZZUOLO MARTESANA - ARCHIVIO - SOCCORSI - FOTO CANALI/ANSA - PER REDAZIONE MARTESANA/METROPOLI - PINCIONI/CANGEMI

Pozzuolo Martesana (Milano) 13 febbraio 2022 -  Si è attaccato al cornicione, ma non ha retto, ed è volato dal primo piano della villetta dove era entrato per rubare. È ricoverato in gravi condizioni ma non in pericolo di vita il 39enne di origini albanesi che venerdì sera aveva progettato il colpo in via Lamarmora, a Pozzuolo. L’abitazione sguarnita, i proprietari erano a cena fuori, la situazione ideale, deve aver pensato il Lupin di Cernusco, che dopo avere spaccato una persiana era entrato nel villino. Ma proprio mentre si stava guardando intorno, alle 21, si è ritrovato davanti i padroni di casa. È cominciata così la fuga che poteva finire in tragedia. L’intruso ha scavalcato il balcone, si è appeso alla grondaia, ma ha ceduto.
A soccorrerlo per primi sono stati proprio i padroni di casa, che hanno subito chiamato il 112 e assistito il ferito in attesa dell’ambulanza. Momenti difficili per tutti. L’intera sequenza è stata raccontata ai carabinieri da un testimone oculare, esclusa la colluttazione e ogni contatto fra i tre. L’uomo è stato denunciato a piede libero per tentato furto.
Un episodio simile si era consumato a ottobre, a Pioltello. Ma quella volta le conseguenze per il ladro, sempre albanese, furono più gravi: il trentenne cadde dal quarto piano di un palazzo, nel tentativo di fuggire dopo il rientro a sorpresa degli inquilini. Anche lui è stato ricoverato in codice rosso e al contrario del caso di Pozzuolo prima di rimettersi ha lottato a lungo fra la vita e la morte. Niente rispetto a quanto successo a Vaprio e Rodano nell’autunno 2015. Fatti lontani, ma mai dimenticarti, che hanno segnato indelebilmente entrambe le comunità. Il primo finito con la morte dello scassinatore al quale sparò il pensionato Francesco Sicignano. L’ex imprenditore edile si trovò faccia a faccia al buio in cucina con il giovane albanese Gjergi Gjonj e fece fuoco centrandolo al petto. Il ragazzo aveva 22 anni. Per il tribunale fu legittima difesa.
A novembre , un mese dopo il dramma di via Cagnola, toccò al gioielliere Rodolfo Corazzo impugnare la pistola regolarmente detenuta dopo un’ora e mezza di sequestro suo, della moglie e della figlia per mano di una banda guidata da Valentin Frrokaj, l’ergastolano albanese di 37 anni condannato per l’omicidio di un connazionale a Brescia ed evaso dal carcere Pagliarelli di Palermo. Ebbe la peggio nel conflitto a fuoco con il commerciante. I primi a sparare erano stati i malviventi, che minacciavano di tagliare le dita alla bambina. Le telecamere interne alla villa ripresero tutto sollevando l’orefice da ogni responsabilità.
 

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