L’inaugurazione della sala operatoria
L’inaugurazione della sala operatoria

Milano, 13 dicembre 2017 - La chirurgia del Policlinico va in mondovisione per diventare «accademia di rilievo nazionale» e riappropriarsi di un primato appannato, negli anni, anche dalla distanza tecnologica. Ieri, col primo paziente operato in diretta con l’Inghilterra all’interrato del Padiglione Nuovo Guardia-Accettazione, sono state inaugurate le nuove sale operatorie all’avanguardia: quattro di cui una “ibrida”, condividono la tecnologia a fluorescenza e 3D per la chirurgia mininvasiva e la 4k per immagini a ultra definizione.

Un investimento di 2,2 milioni di euro che permette ai chirurghi di vedere quel che fanno meglio che a occhio nudo e oltre. La fluorescenza, spiega Luigi Boni, primario di Chirurgia generale, consente di controllare, ad esempio, «strutture vascolari e vie biliari: così si riduce il rischio di complicanze e aumenta la sicurezza per il paziente». La 4k restituisce su grandi schermi immagini quattro volte più dettagliate della laparoscopia, che possono essere registrate e trasmesse anche in diretta a studenti e professionisti in numero «potenzialmente infinito», sottolinea Emanuele Montanari, primario dell’Urologia, mentre uno schermo rimanda un intervento di prostatectomia robotica in corso al “suo” Padiglione Cesarina Riva. Lì le tre sale operatorie dell’Urologia - che, ricorda, «nel 1908 è stata la prima in Italia» - sono state rinnovate con un finanziamento regionale innescato da donazioni per 120 mila euro: 1.200 interventi l’anno, alcuni eccezionali come quelli di chirurgia robotica sui bambini e il prelievo di rene in laparoscopia «che rende meno gravoso il gesto di generosità dei donatori e li ha fatti più che raddoppiare».

E poi c’è il Padiglione Zonda, che ha fatto la storia dei trapianti, e il Monteggia, dove si opera l’area testa-collo in sale dotate di neuro-navigazione e altre tecnologie che consentono di mappare le zone su cui intervenire prima e durante l’intervento. Le quattro sale del Guardia aprono a interventi innovativi come quelli oncologici mini-invasivi e “ultra mini-invasivi”, con strumenti di 2,9 millimetri. Ma potranno essere usate anche per trapianti o urgenze trovandosi sotto quelle del pronto soccorso. «La forza del Policlinico – spiega Lorenzo Pignataro, che guida il dipartimento di Chirurgia – è l’enorme spettro di patologie che possiamo affrontare al massimo livello integrando le specialità che abbiamo». In attesa dell’edificio con giardino pensile che completerà il nuovo ospedale nel 2022, superando la dispersione a padiglioni, «non possiamo stare fermi» chiarisce il presidente Marco Giachetti. E oltre che in rinnovamenti e tecnologia, chiarisce la dg Simona Giroldi, «stiamo investendo in capitale umano». L’arrivo di Boni, che si è formato in Scozia e poi ha diretto per dieci anni il centro ricerche in chirurgia mini-invasiva di Varese, a ottobre ha portato quelli di Elisa Cassinotti, specializzata in chirurgia colon-rettale, e Massimiliano Della Porta, esperto in chirurgia proctologica ed ernie inguinali, dieci anni al San Carlo e dieci al Policlinico San Marco di Zingonia. Solo il penultimo atto di una campagna acquisti avviata dalla nuova direzione, due anni fa, col professor Montanari, per 13 anni primario di Urologia al San Paolo; e proseguita a novembre con altri tre primari: Enrico Ferrazzi, dal Buzzi a guidare l’Ostetricia e ginecologia, Matteo Cesari per la Geriatria e alla Gastroenterologia Maurizio Vecchi, strappato al privato Humanitas.

Non è finita: a giorni sarà noto il vincitore del concorso per dirigere il servizio trasfusionale, poi arriveranno altri due nomi a guidare Malattie infettive e Oncologia, che saranno potenziati. «In questa regione crediamo nel valore della competizione virtuosa, ma il pubblico deve essere messo nelle condizioni di giocare», dice l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera. «Vogliamo crescere e tornare quel che siamo sempre stati: qui sono cresciuti medici e scuole di medicina tra i più importanti», chiarisce il presidente Giachetti. Per la Statale, aggiunge il rettore Gianluca Vago, la possibilità d’assistere agli interventi in hd fa fare alla formazione un salto nella «rivoluzione che l’aspetta». «Sono finiti i congressi con le diapositive - chiarisce il chirurgo Della Porta -. Adesso ci vedono nel mondo e come scuola di chirurgia noi italiani abbiamo qualcosa da dire».