Il binario rattoppato che ha originato il disastro
Il binario rattoppato che ha originato il disastro

Offanengo (Cremona), 2 dicembre 2018 - «Il colpevole, i colpevoli. Da me non meritano niente, nemmeno il mio disprezzo, il mio odio. È un lusso che non meritano. Sono stanca. Moralmente. Fisicamente. Ho perso la voglia di vivere, di sognare, di fare progetti. Se n’è andato tutto con mia figlia». C’è un’amarezza infinita nella voce e nelle parole di Laura Trio, la madre di Alessandra Giuseppina Pirri, impiegata di 39 anni, di Capralba, la più giovane delle tre vittime della sciagura di Pioltello.

«Sì, il pezzetto di binario di 23 centimetri, la tavoletta di legno. Mi sembra che le cose siano le solite e che non ci si muova di lì. Aspetto. Aspettiamo. In teoria dovremmo essere i primi a essere informati, a sapere. Invece siamo senza notizie, noi e il nostro avvocato. Ma sapere che la colpa sia di questo piuttosto che di quell’altro non mi cambia la vita».

Perché, signora?

«Perché era già cambiata, è cambiata quel giorno, con quello che mi è venuto a mancare. Avevo una figlia, l’ho perduta. Il mio tutto è andato via. Sono come una bandierina, che va a destra o a sinistra secondo come tira il vento. Mi dico: se sai com’è successo ti arrabbi, se non sai ti pare che sia finito tutto nel dimenticatoio. E fra poco sarà un anno».

E se un giorno si dovesse accertare che è successo perché sostituire i binari era troppo complicato, troppo costoso e si è voluto risparmiare?

«Vede, se a fare del male a mia figlia fosse stato un singolo, un assassino, un pirata della strada, sarei andata fuori ad aspettarlo. Qui è il sistema. Questo mi fa sentire un granello davanti al mare. Sono una madre che ha perso la figlia Perché queste persone devono avere la mia rabbia, il mio odio. No, non lo meritano. Odio e amore vanno di pari passo. Io ho amato. Ho un’altra figlia, certo, e l’amo con tutta me stessa. Alessandra era la prima, l’ho avuta a 23 anni, siamo cresciute insieme. Nessuno me la ridarà più».

Crede ancora nella giustizia?

«Ci credo. Non ho mai preso nemmeno una multa. Ci credo. Sarei contenta di vedere la parola fine. Sono credente, so che esiste la giustizia di Dio e a quella qualcuno dovrà rendere conto. Ma vorrei rassegnarmi. Vorrei realizzare che lei non torna più. È un chiodo fisso. E spunta fuori ogni momento, anche se vorrei riuscire a non pensare. Mi sto lasciando vivere. Ho un’altra creatura da portare avanti. Cosa mi cambia sapere che il colpevole è questo o quello?».

Com’è oggi la sua vita?

«Sono stata una persona allegra, socievole. Non adesso. Non più. Sopravvivo. Siamo seguiti da uno psicologo. Vado al cimitero quando so che non c’è nessuno che mi ferma e mi chiede ‘ma lei non è la mamma di ?’. Sta per arrivare Natale, il primo senza di lei. Ho amato tanto il Natale. Non ho messo fuori neppure una lucina e non la metterò. Non abitiamo più a Capralba, da una settimana ci siamo trasferiti vicino, a Offanengo. Sono scappata da quella casa. Ovunque mi rigirassi, incontravo gli occhi di mia figlia».