Milano, 15 aprile 2019 - Il giorno dopo la clamorosa denuncia delle infiltrazioni d’acqua in alcune sale della Pinacoteca di Brera, le polemiche non si placano. E il ministero dei Beni culturali ha predisposto un’ispezione per verificare se tutto ciò poteva essere evitato. Secondo il direttore della Pinacoteca, James Bradburne, l’allagamento è dovuto «all’elevata pressione dell’acqua nelle tubazioni».

Direttore Bradburne, cosa risponde a chi nel sindacato la accusa di aver investito più risorse nel restyling che nella manutenzione della Pinacoteca?

«Che non è vero. Le spese di manutenzione sono sostanziali e nel 2016-2017 superano le spese per il riallestimento delle sale. Che poi non è stato un mero ‘restyling’ ma un intervento di valorizzazione (dove molto hanno contributo gli sponsor) della collezione del museo e dei servizi offerti al pubblico. Nelle spese del riallestimento sono inclusi sostanziali investimenti in conservazione, restauro, nuove cornici, indagini sui quadri, adeguamento degli allarmi, nuova illuminazione e accoglienza per il pubblico, ammodernamento del laboratorio di restauro».

Quindi?

«Sono stati spesi circa 500mila euro per la realizzazione di pozzi che prendono acqua di falda e alimentano i nostri impianti in modo da abbattere i costi di spesa dell’acqua da parte dell’amministrazione e migliorare il funzionamento dell’impianto e la sua manutenzione. La mia è stata una priorità è abbiamo appena concluso i lavori: i nostri impianti useranno acqua di falda. Abbiamo fatto gare per la climatizzazione della Mediateca e per lo spegnimento automatico della Braidense e siamo pronti con la gara di progettazione dell’adeguamento degli impianti di condizionamento della Pinacoteca. Abbiamo rifatto tutto l’impianto di illuminazione delle sale espositive che era datato e ora è partito l’appalto per il rifacimento completo dell’illuminazione del Cortile d’onore che aveva un impianto datato. Le risorse interne non sono tantissime, abbiamo fatto miracoli. Non abbiamo ingegneri né impiantisti».

Avete quantificato i danni con l’azienda che si occupa della manutenzione?

«Non ci sono danni alle opere, l’intervento dei tecnici è stato tempestivo. Per accertamenti sulla cornice è stato spostato il dipinto di Paris Bordon e sono state effettuate, prontamente, termografie per verificare la presenza di acqua nella parete. Attualmente è stata ridotta la pressione dell’acqua nelle tubature e il sistema viene monitorato dalle sonde. E comunque oggi la ditta consegnerà una relazione dettagliata e sono stati fatti diversi sopralluoghi con l’azienda che implementerà gli allarmi al blocco automatico dell’acqua che oggi è manuale».

Che soluzioni intende adottare affinché non si ripetano questi episodi?

«Inserire allarmi di rilevamento e blocco automatico acqua. Già sono stati richiesti i preventivi».

I rappresentanti della maggiori sigle sindacali presenti in Pinacoteca si lamentano delle sue continue mancate risposte. È vero?

«No. Direi che non si può parlare di mancanza di comunicazione. In data 19 marzo ho puntualmente risposto alla loro mail dalla mia personale e tale risposta è stata diffusa a tutto il personale. Anche dopo l’accaduto il personale del museo è stato aggiornato dapprima con una relazione tecnica e poi anche verbalmente durante le riunioni settimanali».

Lei come direttore è in scadenza, il ministro Bonisoli ha annunciato che si saprà qualcosa entro fine mese. Teme che questo episodio possa compromettere la sua riconferma?

«Non temo niente, il successo del progetto è chiaro a tutti e oltre ricevere un’attenzione nazionale e internazionale, è stato abbracciato da tutta la città e questo era lo scopo principale. A me pare, invece, che questa vicenda venga strumentalizzata. La realtà è diversa e le opere sono tutelate con grandissima attenzione. Ma i guasti degli impianti non sono sempre prevedibili».